Di Chiara Pietrella

 

Le fratture di polso, in particolare quelle dell’estremità distale del radio, rappresentano una delle lesioni più frequenti dell’arto superiore. Come trattarle? Lo chiediamo a Giulia Pompili e Celeste Magara le fisioterapiste che abbiamo già conosciuto nei precedenti numeri, che con passione e dedizione si occupano specificamente di traumi, lesioni e patologie della mano e dell’arto superiore nei loro centri di Siena e Grosseto.

 

L’incidenza di fratture agli arti superiori è elevata sia nella popolazione anziana, soprattutto femminile per la maggiore presenza di osteoporosi, sia nei soggetti giovani a seguito di traumi ad alta energia o attività sportive. “Si stima che le fratture del radio distale costituiscano circa il 15-20 per cento di tutte quelle trattate nei pronto soccorso”, ci dicono le due professioniste. “Il meccanismo traumatico più comune è la caduta sulla mano estesa, che determina dolore immediato, edema, limitazione funzionale e talvolta deformità evidente del polso. Il trattamento può essere conservativo oppure chirurgico, in base alla tipologia di frattura, alla stabilità, all’età del paziente, alle richieste funzionali e all’eventuale coinvolgimento articolare”.

In entrambi i casi, ci spiegano, la fisioterapia riveste un ruolo fondamentale nel recupero della funzionalità della mano e dell’arto superiore, con l’obiettivo di ridurre dolore e rigidità, recuperare mobilità, forza, destrezza e favorire il ritorno alle attività quotidiane e lavorative. “Nel trattamento conservativo, indicato principalmente per fratture composte o stabili, il polso viene immobilizzato mediante tutore che può sostituire su parere medico l’apparecchio gessato”, continuano Giulia e Celeste. “Durante la fase di immobilizzazione, l’intervento riabilitativo si concentra sul controllo dell’edema e del dolore, sull’educazione del paziente e sul mantenimento della mobilità delle articolazioni libere, in particolare dita, gomito e spalla. È fondamentale incoraggiare movimenti attivi precoci delle dita per prevenire rigidità, aderenze tendinee e alterazioni circolatorie. Una volta rimossa l’immobilizzazione, inizia la fase di recupero articolare del polso e dell’avambraccio”.

VL: “Come procede poi il trattamento?”

G e C: “Le prime settimane sono dedicate al recupero graduale del range articolare attraverso mobilizzazioni attive, attive assistite e successivamente passive, rispettando la sintomatologia del paziente e i tempi biologici di consolidazione ossea. Particolare attenzione viene posta al recupero dei movimenti funzionali del polso, spesso limitati dopo il periodo di immobilità. Successivamente vengono introdotti esercizi di rinforzo muscolare progressivo, training propriocettivo e attività funzionali specifiche”.

VL: “E in caso di trattamento chirurgico?”

 

 

G e C: “L’intervento della chirurgia consente spesso una mobilizzazione più precoce rispetto al trattamento conservativo, riducendo il rischio di rigidità articolare. Tuttavia, anche in questi casi, il percorso riabilitativo deve rispettare le indicazioni chirurgiche e la stabilità ottenuta. La fisioterapia post-operatoria può iniziare già nei primi giorni dopo l’intervento, inizialmente con trattamento antalgico e antiedemigeno, gestione della cicatrice e mobilizzazione delle dita. In presenza di sintomi dolorosi importanti o edema persistente, possono essere utilizzate tecniche di drenaggio, bendaggi elastocompressivi e strategie di desensibilizzazione. La mobilizzazione del polso viene introdotta progressivamente secondo le indicazioni del chirurgo. Successivamente si intensifica il lavoro sul recupero della forza e della funzione, con esercizi di presa, manipolazione e attività orientate al gesto funzionale”.

 

 

VL: “Quanto tempo dura mediamente la riabilitazione?”.

G e C: “Il recupero completo varia in relazione alla gravità della frattura, all’età del paziente e alla presenza di eventuali complicanze. Le principali complicanze che il fisioterapista della mano deve monitorare includono rigidità articolare, algodistrofia, deficit di forza, instabilità carpale, compressioni nervose e aderenze tendinee. Una presa in carico precoce e personalizzata è determinante per ottimizzare il recupero e limitare gli esiti funzionali. L’approccio riabilitativo alle fratture di polso richiede quindi competenze specifiche nella valutazione della mano e dell’arto superiore, una stretta collaborazione multidisciplinare con l’équipe ortopedica e un programma terapeutico adattato alle caratteristiche cliniche e funzionali di ogni paziente”.

 

Info: SIENA, Centro Medico Igea, Strada Massetana Romana, 12/6

GROSSETO, Studio Beside, Via Aurelia Antica, 46/scala C

 

Dott.ssa Celeste Magara: +39 345 5759866

celestemagara05@gmail.com

Dott.ssa Giulia Pompili: +39 339 5651731

giulia.pompili90@gmail.com

 

 

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