A Cura della Redazione

 

Due modi diversi di attraversare un territorio che non smette di sorprendere.

 

Vicchio non è un posto che si consuma in fretta. Ci vuole tempo.

Per salire a piedi lungo i sentieri del Monte Giovi, per spingere sui pedali lungo le strade panoramiche che tagliano la campagna del Mugello o per visitare i luoghi che hanno dato i natali a Giotto.

 

 

La salita che vale la pena fare. XXV Marcia di Barbiana — sabato 23 maggio.

 

Ci sono cammini che non si fanno solo con i piedi. Si fanno con la testa, con le domande che ti porti appresso, con quello che sai e con quello che ancora non sai.

Sabato 23 maggio, per la venticinquesima volta, da Vicchio si sale verso Barbiana: aggrappata alle pendici del Monte Giovi, a una decina di chilometri dal paese, lontana dalla velocità del resto del mondo. Una chiesa, un piccolo cimitero, qualche casa sparsa nei boschi. E quella scuola. Quella storia.

Don Lorenzo Milani arrivò qui nel dicembre del 1954. Rimase per quasi tredici anni e insegnò ai figli dei contadini che la lingua non è un privilegio, che il sapere non è un lusso, che chi non sa leggere il mondo non può cambiarlo. Una voce scomoda, fuori registro. Ed è forse per questo che, settant’anni dopo, risuona ancora.

La Marcia nasce nel 2002. Da allora, ogni anno, si ripercorre quella salita non per nostalgia ma per necessità: perché le domande che don Milani portava avanti, una scuola pubblica accessibile a tutti, inclusiva, capace di formare cittadini e non sudditi, non sono domande risolte. Anzi.

Il percorso è erto e silenzioso. Proprio come dovrebbe essere. Arrivare lassù cambia qualcosa: non in modo spettacolare, ma piano. Il paesaggio, l’aria, il passo che rallenta. Un luogo dove è naturale pensare, fare domande, stare in ascolto.

Quest’anno si festeggia il venticinquesimo anniversario. Un quarto di secolo di passi condivisi, di impegno civico che si rinnova.

 

 

Vicchio sui pedali: la campagna è tua

 

Se la Marcia di Barbiana chiede di salire in verticale, Vicchio sui pedali ti invita a muoverti in orizzontale. A scoprire quella campagna che vedi dall’alto mentre cammini, stavolta da dentro.

Si parte dal centro del paese. Si costeggia il Lago di Montelleri in direzione Gattaia: una piccola frazione da cui si prende la strada panoramica verso Ronta, con un breve tratto di sterrato che non è un ostacolo ma quasi un rito di passaggio. Poi si svolta verso La Tomba, si scende sulla panoramica fino a Santa Maria a Vezzano. Qui il paesaggio apre su una campagna che ha tutti i cliché della Toscana, cipressi, ulivi, colline che declinano dolcemente.

Poi c’è Vespignano. E qui vale fermarsi. Su questo colle è nato Giotto, il pittore che ha cambiato il modo in cui l’Europa ha imparato a guardare. Casa di Giotto non è un museo ordinario: è uno spazio di esperienza, di produzione artistica, un luogo che non si limita a conservare ma a continuare. Dall’altra parte del paese, il Museo di Arte Sacra e Religiosità Popolare Beato Angelico custodisce opere di rara qualità, in memoria del secondo grande pittore nato qui, a Vicchio.

Il percorso completo è di circa 15 km, con 450 metri di dislivello: impegnativo quanto basta, mai impossibile. Chi vuole allungare può attraversare la SP551, raggiungere l’antico Ponte di Cimabue, arrivare a Sagginale e rientrare a Vicchio costeggiando il fiume Sieve sulla pista ciclabile. Un finale piatto e lento, che aiuta a metabolizzare quello che hai visto.

Vicchio è un posto che funziona così. Ti dà qualcosa da fare, salire, pedalare, esplorare, e nel farlo ti racconta qualcosa di sé. E di te.

 

Info: Ufficio Informazioni Turistiche, Piazza della Vittoria n. 17 / Tel. 324 9070857 / prolocovicchio2016@gmail.com / www.comune.vicchio.fi.it

 

 

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