Di Pierluigi Rossi
Arrivato ad Arezzo, Francesco disse a Frate Silvestro: «Va’, e in nome di Dio scaccia i diavoli, gridando da fuori della porta»; e come quello obbedendo gridò, i demoni fuggirono e subito pace fu fatta. Diavolo deriva dal greco antico διάβολος (diábolos): colui che divide. Arezzo era una città lacerata da fazioni e famiglie in lotta, impegnate nella conquista del potere in una fase di grande sviluppo civile, economico e militare.
Il miracolo della riconciliazione delle famiglie aretine suscitò tale clamore che, alcuni decenni dopo (1295–1299), Giotto lo immortalò nell’affresco La Cacciata dei Diavoli da Arezzo, nella Chiesa Superiore della Basilica di San Francesco ad Assisi.
Il genio di Giotto rese visibile il caos delle lotte cittadine: i demoni sorvolano le mura di Arezzo, contrapposti al mondo spirituale rappresentato da San Francesco in preghiera e da Frate Silvestro che benedice la città. L’affresco costituisce la prima veduta topografica riconoscibile di una città nella storia dell’arte italiana, con la cattedrale gotica sulla sinistra e il nucleo turrito sulla destra, simbolo della vivace vita comunale medievale.
Con Giotto, Arezzo diventa una metafora universale: le sue lotte rappresentano i conflitti dell’umanità, sospesa tra il bene e il male. L’episodio della Cacciata dei Diavoli da Arezzo incarna pienamente la spiritualità e l’umanesimo francescano, un messaggio ancora oggi attuale.
Spiritualità e umanesimo, pur essendo concetti distinti, possono guidare il nostro vivere oggi come secoli fa. In San Francesco coincidono: l’uomo è posto al centro nella sua interezza, unito a Dio attraverso la valorizzazione del creato. Il Cantico delle Creature è il manifesto del suo umanesimo spirituale, dove sole, luna, vento, acqua e persino la morte diventano fratelli e sorelle, inserendo l’uomo in un’armonia universale.
San Francesco può essere considerato il primo umanista della letteratura italiana: nel Cantico delle Creature materia e spirito non sono opposti, ma due aspetti della stessa realtà, da vivere e celebrare nella loro profonda unità.
“Laudato sii, o mio Signore,
per tutte le creature,
specialmente per messer Frate Sole,
il quale porta il giorno che ci illumina.
Laudato sii, o mio Signore,
per quelli che perdonano per amor tuo
e sopportano malattia e sofferenza.”
La spiritualità nasce dalla biologia del corpo umano. Mettere al centro il valore della persona è un atto spirituale. Lo spirito si manifesta attraverso le funzioni che permettono all’essere umano di percepirsi in relazione con gli altri, con l’ambiente e con la cultura, dando senso alla propria esistenza e trascendendo la semplice dimensione materiale. La spiritualità genera la socialità: permette di superare l’individualità e di passare dall’Io al Noi, rendendo possibile la nascita della comunità.
Al tempo di San Francesco, l’umanesimo cristiano si esprimeva attraverso la Charitas, la misericordia e il servizio al prossimo. Donare il proprio tempo agli altri rappresentava il passaggio concreto dalla materia allo spirito. L’umanesimo significa porre al centro la persona, valorizzare l’uomo, la natura e la vita comunitaria.
Tutti gli uomini sono esseri spirituali, indipendentemente dall’epoca o dalla religione. La spiritualità supera la materia e l’individualità, offrendo un significato al vivere. Su questo fondamento, nel 1263 fu fondata la Confraternita di Santa Maria della Misericordia, poi divenuta Fraternita dei Laici, della quale sono il Primo Rettore. Nel 1315 nacque inoltre ad Arezzo l’Arciconfraternita della Misericordia, della quale sono il Governatore. Con umiltà, l’umanesimo e la spiritualità francescana continuano ancora oggi a vivere nella comunità aretina.
