Di Simone Bandini
Posto lungo lo spartiacque appenninico tra l’Umbria e le Marche, situato nel Comune di Foligno, l’Altipiano di Colfiorito è un luogo a parte, intimamente magico ed eguale solo a sé stesso. Come tutte le terre ‘di mezzo’ o di ‘passaggio’ conserva un messaggio potente e sospeso, che ben si avverte e mal si disvela; così ci prepara all’incontro di terre altre e usi millenari. Dal Parco di Colfiorito con il suo grande valore naturalistico alle tradizioni agricole e popolari, vi parliamo di questa terra attraverso gli occhi, l’esperienza e la sensibilità di chi la vive e abita: Alfiero Pepponi, esperto di avifauna e ambiente – Coordinatore Regionale di Lipu Umbria – e Stefano Morini, Presidente della locale Proloco che organizza in agosto la Sagra della Patata Rossa (14-23 agosto 2026) che, come molti già sapranno, in questi terreni montani trova la sua massima espressione.

Incontriamo per primo Alfiero Pepponi, appassionato cultore di questa terra.
Qual è, appunto, il suo rapporto con l’Altipiano?
“Vi voglio parlare di quella parte dell’Umbria che tanto racconta di sé per meglio nascondersi. Molti credono di conoscerla ma ‘per cartolina’, pochi sanno penetrare i segreti dell’anima di una comunità estroversa quanto elusiva, brillante e rigorosa – una natura che appare incontaminata ma che è stata invece plasmata nei secoli con elegante ed orgogliosa passione proprio dai suoi abitanti. L’importanza di quest’area paludosa – che sembra esclusa dal mondo con le sue acque solo apparentemente immobili – è davvero centrale; queste terre, attraverso l’appassionato lavoro di generazioni e generazioni, sono divenute un grande paradiso di bellezza e di accoglienza, per coloro che sanno capirle e dunque amarle. Un desiderio di bellezza che si è fatto materia e che si propone all’ammirazione del mondo non senza un fiero orgoglio da parte dei suoi figli. Ma come biasimarli è tutto meritato!”
Abbiamo parlato dell’Altipiano come di una terra di mezzo e di ‘passaggio’. Questo è vero anche per il mondo degli uccelli e delle migrazioni stagionali, giusto?
“Gli ambienti aperti, i boschi, gli arbusteti e soprattutto la presenza di un’estesa palude, consentono la presenza di una ricca fauna ornitica. Quest’ultimo ambiente ospita durante la riproduzione, specie rare e minacciate come Airone rosso, Sgarza ciuffetto, Tarabusino, Albanella minore, Allodola, Basettino, Cannaiola, Cannareccione, Ortolano. Durante la maggior parte dell’anno sono invece osservabili: Germano reale, Folaga, Gallinella d’acqua, Porciglione, Airone bianco maggiore, Airone cenerino, Pendolino, Falco di palude, Poiana e Gheppio. Anche gli altipiani con il loro complesso agrosistema ospitano durante le migrazioni specie importanti di uccelli, soprattutto limicoli e passeriformi che possono essere osservati in primavera o in autunno”.

Ha accennato al Basettino, siamo diventati curiosi! Vorremmo saperne di più…
“Il Basettino sta diminuendo in modo preoccupante. Questa specie, presente tra Europa, Asia e Africa, in Italia trova casa nei canneti delle nostre zone umide, dove migra, sverna e nidifica. Oggi però molti di questi ambienti sono silenziosi: il Basettino è quasi scomparso nella nostra penisola, sopravvivendo localmente soltanto nelle ultime zone umide della costa alto-adriatica, nella pianura padana centro-orientale, della Puglia – con una esigua popolazione che resiste a Colfiorito. Il bellissimo Basettino è talmente raro ed elusivo che quando fa la sua apparizione mi rapisce completamente e mi perdo nella sua osservazione. Il maschio adulto ha il capo grigio-azzurro e due vistosi “baffi” neri, di cui la femmina è priva. Lungo 16 centimetri, di cui ben 8 occupati dalla coda, l’individuo adulto pesa attorno ai 14 grammi. Per la popolazione della Palude di Colfiorito, la riproduzione inizia alla fine di febbraio per concludersi ad agosto. Nel periodo che precede la deposizione delle uova i maschi compiono, come rituale di corteggiamento, delle evoluzioni in volo che terminano con l’accoppiamento, che generalmente avviene nel folto del canneto”.
Quali sono le strutture di riferimento del Parco di Colfiorito per i visitatori e quale consiglio si sente di dare a chi volesse visitarlo?
“La struttura di riferimento del Parco Regionale di Colfiorito è certamente l’ ‘InfoPoint del Parco – Museo Naturalistico’, punto di partenza per tutti i visitatori dell’area – alla quale si affianca il ‘MAC / Museo Archeologico di Colfiorito’ che raccoglie i reperti dei popoli Umbri chiamati Plestini e dell’antica città romana di Plestia (da vedere i resti dell’antica pavimentazione, della domus romana e dell’impianto urbano, la Chiesa di Santa Maria di Pistia, in stile romanico, costruita direttamente sopra i resti di un grande edificio pubblico romano e il Museo Archeologico di Colfiorito che custodisce ben 1450 reperti, tra cui corredi funerari, bracciali e statue che raccontano la vita quotidiana del tempo, n.d.e). Sono numerosi i percorsi naturalistici che si snodano nell’area e che permettono escursioni in tutta la zona e i capanni di avvistamento per birdwatching e la fotografia naturalistica; da segnalare anche l’area sosta camper. La primavera è il periodo migliore per il birdwatching con centinaia di uccelli migratori che qui sostano o nidificano. Una natura che si risveglia con una bellissima fioritura, nella quale spiccano le orchidee selvatiche. D’estate si può continuare a godere della vegetazione ed è il momento ideale per le escursioni e dedicarsi al birdwatching e alla fotografia naturalistica. L’autunno è un momento magico per i colori e per assaporare i prodotti. D’inverno si possono godere nuovi scorci e tagli sulla palude con la vista scenografica dei monti innevati”.

Da ultimo. Quali progetti di tutela e conservazione sono in corso, cosa vi impegna in questi giorni?
“I progetti attualmente in corso nell’area della Palude di Colfiorito sono due: il primo è quello portato avanti dalla metà degli anni ’80 dall’Osservatorio della Biodiversità – Stazione ornitologica della Lipu, coordinato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) attraverso il progetto ‘MonITRing’ con l’obiettivo di studiare il comportamento, l’ecologia e gli spostamenti degli uccelli per meglio comprendere i cambiamenti climatici e l’impatto delle attività umane sulla biodiversità”. Gli operatori autorizzati usando reti sottili chiamate ‘mist-nets’ o ‘reti nebbia’, montate all’alba, catturano gli uccelli senza ferirli; ogni uccello viene poi estratto, messo in un sacchetto di cotone per evitare lo stress e portato al tavolo di studio dove, prima di liberarlo, si eseguono diverse operazioni di l’identificazione, biometria, valutazione delle condizioni di salute generale e marcaggio: un anello in alluminio potrà permettere, in un secondo momento, la distanza percorsa, quali rotte migratorie utilizza e come cambia la popolazione nel corso degli anni.
Il secondo progetto è quello realizzato grazie ai fondi del PSR e che vede coinvolti la Comunanza Agraria di Colfiorito, il Dipartimento di Botanica dell’Università di Perugia e la Lipu per il ripristino dei prati umidi nell’area marginale della Palude di Colfiorito e che prevede la gestione del livello dell’acqua e il controllo dello sviluppo di arbusti indesiderati; in pratica si agisce regimando i canali di scolo per mantenere il suolo saturo e utilizzando lo sfalcio tardivo (a fine estate) per evitare che la zona si trasformi a causa dell’insediamento invasivo di cannuccia e arbusti alloctoni”.

Il Parco regionale di Colfiorito
Un autentico scrigno di biodiversità dove antica armonia tra attività agricole e ambiente naturale, svelano un territorio contraddistinto da ampi altopiani e da dolci ondulazioni in cui si alternano ambienti umidi, boschi, pascoli e campi coltivati.
I Piani di Colfiorito (o Altopiani Plestini) sono costituiti da sette conche carsiche, occupate in epoche lontane da antichi laghi prosciugatisi naturalmente o bonificati dall’uomo.
La Palude di Colfiorito è attualmente l’unica zona degli altopiani dove l’acqua permane tutto l’anno, punto di riferimento per un gran numero di uccelli, che tra il canneto costruiscono i loro nidi, si riproducono e si nutrono. Per questo nel 1995 la Regione Umbria ha deciso di proteggerla con l’istituzione di un Parco regionale, essa è altresì inserita nella Convenzione di Ramsar che ne sottolinea l’importanza internazionale per gli aspetti naturalistici, inoltre è individuata come Zona Speciale di Conservazione (ZSC) nonché Zona di Protezione Speciale (ZPS) dalla Comunità Europea per l’importanza a livello conservazionistico della comunità di uccelli presente. Oltre alla Palude, il Parco ricomprende il Monte Orve ed un tratto dell’altipiano di Colfiorito.
Non di meno, oggi, l’altipiano ospita una comunità vivace custode di una tradizione agricola che si perde nella notte dei tempi. Non c’è una chance migliore per conoscere questo territorio e la sua gente che la Sagra della Patata Rossa, in programma dal 14 al 23 agosto 2026. La coltivazione della Patata Rossa di Colfiorito IGP negli altipiani dell’Appennino umbro-marchigiano risale alla fine del XVIII secolo quando fu introdotta, si pensa, dalle truppe imperiali – e più avanti ad opera degli occupanti francesi nel periodo napoleonico. Originaria dei Paesi Bassi, questa varietà ha trovato nel microclima unico di Colfiorito il suo habitat ideale.

Ne parliamo con il Presidente della Pro Loco di Colfiorito, Stefano Morini.
Quest’anno la manifestazione è giunta alla sua 47° edizione se, non erro, quasi 50 primavere. Si può affermare che per la comunità locale rappresenti il principale evento identitario?
“Si, la Sagra è nata il 22 Ottobre 1978 per l’iniziativa spontanea di giovani dell’altipiano guidati dall’allora parroco di Colfiorito Mons. Mario Sensi e grazie alla collaborazione del Comune di Foligno. Si è fermata solo per il Covid per due anni (2020 e 2021) ed è la manifestazione tra le più longeve della nostra Regione. Per la nostra comunità è stata importantissima soprattutto nei primi anni, e per far conoscere in tutta Italia il nostro territorio e perché, successivamente, sono nate iniziative commerciali ed imprenditoriali. Oggi abbiamo delle aziende molto conosciute, così abbiamo contribuito alla spinta decisiva: l’aumento della produzione, poi la commercializzazione e lo sviluppo del nostro territorio.
La Patata Rossa Igp di Colfiorito è molto conosciuta in Italia e la sua storia è ormai secolare. Che valore ha, oggi, per l’economia del territorio?
“La Patata Rossa, da quando è stata importata nel nostro altipiano, ha portato sviluppo economico e agricolo ma possiamo affermare che la sua fama sia cresciuta grazie alla partecipazione degli abitanti di tutti i paesi dell’altipiano; sono venute alla luce ricette tradizionali che ancora riescono ad attrarre migliaia di frequentatori. E possiamo senza dubbio affermare che, anche se ormai tanti coltivano patate rosse in tante zone d’Italia, la patata rossa di Colfiorito sia in crescita progressiva”.
Quali sono le zone dell’altipiano più adatte alla sua coltivazione? Il cambiamento climatico e l’innalzamento della temperatura media annuale, ha portato giovamento o meno alla sua produzione?
“La Patata Rossa non ha una zona precisa di coltivazione nell’altipiano, è molto versatile: infatti, la patata desirèe è un prodotto tardivo e può essere coltivata, oltre che in zone montane come Colfiorito, nei piani, al ridosso delle coste o vicino alla Palude di Colfiorito. Il cambiamento climatico al momento non sembra aver compromesso la sua coltivazione; si possono presentare problemi solo nelle stagioni troppo asciutte e senza temporali – ed è in questi casi che i coltivatori devono ricorrere all’irrigazione, nel rispetto completo delle prescrizioni di legge, tanto che oggi le procedure sono pressoché assimilabili alle pratiche biologiche. La patata rossa può essere seminata dal 15 marzo al 15 maggio, il raccolto va solitamente ad ottobre. Per la consumazione e la preparazione dei piatti tradizionali alcuni produttori si prestano alla semina anticipata nel mese di marzo, per poter avere la raccolta ad agosto”.

Come si articola la Sagra, quali saranno i principali momenti di interesse?
“La Sagra della Patata Rossa è incentrata sulla buona cucina e l’utilizzo di prodotti locali: gli gnocchi e le ciambelle di patate rosse, che sono il nostro fiore all’occhiello, sono preparati con ricette tradizionali tramandate dalle donne delle nostre frazioni. Si svolge tutti i giorni dalle 17:00 alle 1:00 e nelle due domeniche e il giorno del 15 Agosto si farà anche il tradizionale pranzo di Ferragosto. Nella stessa giornata si terrà la XXV edizione del ‘Trofeo Sagra della Patata Rossa’ per la categoria esordienti di bici: è una gara alla quale parteciperanno concorrenti da molte regioni italiane; il 19 Agosto, nel pomeriggio, avremo la ‘3° Conferenza Permanente della Montagna’ dedicata quest’anno, in un momento di eccezionale crisi energetica a causa dell’attività bellica, alle energie rinnovabili e alle possibili applicazioni nel territorio umbro- marchigiano; il 20 Agosto si terrà un convegno incentrato sul nostro territorio e la presentazione di un libro sulla toponomastica, progetto sviluppato in tre anni dalla scuola di Colfiorito con il sostegno della ProLoco; tutti i giorni sarà aperta una sala mostre dove si terranno convegni, esposizioni di quadri, foto e prodotti artigianali.
Per tutta la manifestazione sarà aperto il mercatino di Plestia con prodotti vari, vintage e di artigianato”.
La patata rossa di Colfiorito è rinomata per la sua consistenza soda, che la rende eccellente in cucina per la preparazione di gnocchi, purè, al forno o fritta. Qual è il suo piatto preferito? E quali potremo degustare in paese?
“Il mio piatto preferito sono gli gnocchi al sugo di castrato; questo è un piatto molto diffuso in zona, quasi tutti i ristoranti lo hanno in menù, è un piatto saporito e caratteristico che fa risaltare la patata rossa, con il suo sapore e la sua consistenza. Durante la manifestazione si potranno assaggiare le ciambelle di patata rossa, un dolce presentato la prima volta nel 1978 e che ci distingue da molte altre sagre; si tratta di una ciambella fritta fatta con le patate rosse che è diventata la nostra specialità, richiestissima da tutti i partecipanti alla manifestazione!”
Info generali: Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica (Iat) Valle Umbra / Porta Romana, Corso Cavour 126, 06034 Foligno (Pg) / Tel 0742 354459 – 354165 / email: servizio.turismo@comune.foligno.pg.it / www.comune.foligno.pg.it/turismo/ facebook e instagram: visit.foligno
