A Cura della Redazione

 

La storica Corsa dei Vaporetti si avvia a tagliare un traguardo che la conferma come la competizione popolare più amata dagli spoletini.

 

 

A Spoleto dicono che non sei un vero spoletino se non hai mai partecipato alla corsa dei Vaporetti. Leggenda metropolitana o verità?

Sta di fatto che questa manifestazione, nata nel secondo Dopoguerra e arrivata fino a noi, sebbene con qualche stop che ne ha spezzato la continuità, è sentita dalle famiglie come l’attaccamento a un palio o, quantomeno, a un evento identitario. Si spiega così la febbre dei vaporetti che contagia fin da ragazzini, la voglia di cimentarsi in quella folle corsa in curva e in discesa che accende la passione quasi futuristica per la velocità. Oggi i vaporetti si accingono a celebrare la 60° edizione che si terrà dall’11 al 14 giugno prossimo. Nella Prima giornata si terrà la presentazione degli equipaggi, il 12 le prove e il 13 e il 14 la gara. Il 20 giugno poi grande cena finale con elezione di Miss Vaporetto.

In sostanza è una gara molto sentita sia dai partecipanti che dal pubblico, che riesce a coinvolgere un po’ tutti, perché qui più che in altre manifestazioni prevale lo spirito popolare. C’è anche chi si è appassionato fin da bambino, allenandosi sulla discesa di Collerisana o sulla sterrata di Monteluco, con l’idea che un giorno ne sarebbe stato protagonista.

 

 

Chi spinge e chi guida

L’equipaggio si compone di due atleti, lo spingitore e il guidatore. Il primo dev’essere dotato di forza e prestanza fisica anche per assicurare lo sprint iniziale, il secondo deve saper dominare il mezzo e farlo volare. Testa e grinta sono le qualità richieste per chi guida, serve precisione e sangue freddo per affrontare le curve e creare le traiettorie, altrimenti c’è il rischio di sbandare contro le balle che costeggiano il percorso o peggio contro qualche imprudente malcapitato, per quanto il percorso sia costellato di presidi medico-sanitari pronti a intervenire tempestivamente in caso di incidente.

Ci vuole molto lavoro dietro alla costruzione dei vaporetti, ognuno fabbrica il suo, avvalendosi al giorno d’oggi di aiuti professionali.

C’è competizione, certo, ma anche molta sportività: nella discesa di una batteria il buon senso vuole che alla caduta di un concorrente il vaporetto venga prontamente fermato da un suo avversario dotato di grande spirito sportivo. C’è anche questo a fare della corsa un’occasione di socialità e confronto solidale.

Il pubblico è eterogeneo, in molti si dicono entusiasti di questa tradizione che ormai richiama anche gente da fuori per assistere alla gara. Il finale si celebra con una cena con partecipanti e sostenitori tra fiumi di champagne e brindisi, a suggellare l’elezione di Miss Vaporetto che chiude in bellezza l’evento.

 

 

Vaporiera o miniera?

Da vaporetto a vapore il passo è breve, come ci spiega il presidente dell’associazione organizzatrice della corsa Fabrizio Luchetti: “Questa corsa è iniziata nel ’48, in concomitanza con la Festa della Matricola. La prima gara fu vinta dalla coppia Ruggeri-Favara, ma già prima si trovano accenni ai primi rudimentali bolidi allestiti dai giovani spoletini che si ingegnavano a trasformare in vaporetti vasche da bagno, carrozzelle o tavole di legno. Dobbiamo, infatti, premettere che i vaporetti hanno una tradizione “pre-guerra” e si chiamano vaporetti perché erano simili alla vaporiera che per qualche anno ha fatto il tragitto Spoleto-Norcia, era una corriera dove i guidatori erano tutti francesi, probabilmente per via della ditta transalpina che gestiva il mezzo, tanto che i conducenti erano chiamati “chauffeur”. Fin dall’inizio si sviluppò un forte appeal per questa tavola con due manici che riempiva i tempi ludici di grandi e piccini. Al di là del nome, non è ancora del tutto chiaro da cosa sia stata ispirata la loro genesi. Due le ipotesi: una si rifà, appunto, all’analogia con la vaporiera, l’altra invece si riallaccia al lavoro dei minatori delle vicine miniere di Morgnano, che spingevano pesanti carrelli di ferro riempiti con la lignite estratta dal sottosuolo. Il punto interrogativo resta e alimenta la leggenda.

Prima di legno, ora in scocca metallica

Ne è passato di tempo dal primo vaporetto rudimentale di legno che allietava i giochi degli spoletini in erba.

Oggi anche il corpo si è perfezionato con il passaggio dal legno a materiali metallici e la dotazione di accessori d’avanguardia con l’ausilio tecnologico che ha alleggerito e reso più competitivi questi strani bolidi, per certi versi diabolici quando prendono velocità e spinti a mille tagliano tornanti e discese. Imprese del territorio specializzate in assemblaggi meccanici e tecnologia ci hanno messo lo zampino e hanno rivoluzionato l’aspetto e la funzionalità del mezzo, oggi un vero e proprio vettore aerodinamico arrivato a pesare meno di 30 chili, che taglia l’aria a una velocità che può superare i 70 km orari.

Negli anni anche l’itinerario è cambiato, l’attuale percorso di 1300 metri si snoda da piazza Pianciani a piazza Garibaldi, anticamente era più impegnativo perché partiva da piazza della Libertà e si doveva spingere il veicolo fino a via Filitteria, ed era un impegno sportivo molto gravoso rispetto ad oggi; poi il tracciato è stato ridisegnato successivamente al rifacimento del manto stradale a Corso Mazzini.

 

 

Dall’inverno all’estate

I più giovani non sanno, a meno che non gliel’abbiano raccontato i nonni, che le prime edizioni dei vaporetti non si svolgevano a giugno come ormai da molti anni, bensì d’inverno nel giorno dell’Epifania.

Quella della Befana s’ispirava, oltre alla festa della matricola, alla festa dei minatori che si teneva negli anni fra le due guerre, in quella ricorrenza si riempivano i carrelli di dolciumi e regali da consegnare ai bambini. Per un po’ si è disputata una seconda corsa a maggio; poi, dalla fine degli anni Novanta, si tiene a giugno.

 

Cos’hanno di unico

Di corse simili se ne corrono in Umbria e fuori da sempre, ma allora cosa rende unici i vaporetti?

Per Fabrizio Luchetti, Presidente del comitato organizzatore dal 2012, due fattori: “L’entusiasmo che risvegliano in grandi e piccini e il fatto che è l’unica corsa dove non si parte uno per volta ma quattro equipaggi insieme, il che scatena un’adrenalina che appassiona e contagia il pubblico di tifosi e spettatori”. I vaporetti mettono d’accordo tutti, hanno il potere di fare squadra non solo in corsa ma anche nell’organizzazione.

Il presidente ci tiene a ringraziare chi lo ha preceduto: “In particolare – precisa – quelle figure che hanno fatto rinascere l’evento dopo lunghe sospensioni, come il fermo dall’87 al ’95, quando furono determinanti, per la ripresa della corsa nel’ 96, mio fratello Mauro e l’allora presidente Settimio Leoni, o il fermo dal 2007 al 2011, dove il merito per il riavvio va ad AVIS, presieduta all’epoca da Sergio Grifoni, figura di grande rilevanza per la manifestazione. E ancora, in tempi diversi, si sono distinti altri personaggi come Oreste Fienauri e Roberto Fagotto che hanno senz’altro contribuito a scrivere la storia dei vaporetti. Un sentito ringraziamento all’AVIS per il costante supporto dato in ogni edizione, alle istituzioni, alla Diocesi che ha accolto favorevolmente ogni nostra richiesta, alla Fondazione CARISPO che da sempre ci supporta e, oltre alle Pubbliche Amministrazioni Comunale e Regionale, alla popolazione il cui entusiasmo ha permesso a questa corsa di arrivare fino ad oggi e di guardare verso al futuro”.

 

Manifestazione al top, ma che fatica!

Fabrizio Luchetti mette l’accento sullo sforzo che è stato fatto negli ultimi anni per rendere la Corsa dei Vaporetti fruibile anche nel mondo della rete con una presenza nei social di largo impatto e con un canale video. Mettere insieme 60 equipaggi, di cui 12 under 18 e 4 femminili, non è cosa da poco: “Il bello è che quest’anno ci sono arrivate domande in esubero da ragazzi minorenni – spiega il presidente – il che ci fa ben sperare”.

Nei suoi lunghi anni al volante della manifestazione e con un passato da spingitore, Luchetti non nasconde che problemi ci sono stati e ce ne sono. Certo, visto lo spessore raggiunto, non è più una competizione amatoriale, ma è diventato un appuntamento che muove un esercito di gente e richiede cospicui investimenti, anche sul piano della sicurezza: “Oggi non è facile racimolare soldi dagli sponsor, pubblici o privati che siano – ammette Luchetti – per quanto riguarda i commercianti noto reazioni disarticolate, gli sponsor scarseggiano, un disagio dovuto anche alla crisi ormai solidificata in cui versa da anni la nostra città e questo è un problema, un altro è la mancanza di ricambio generazionale, anche se confido nei giovani”.

La prossima edizione si profila succosa anche sul piano organizzativo. Saranno montati 3 maxischermi con la regia di “Strani Rumori”, azienda trevana di spicco in ambito multimediale (segue, fra l’altro, i concerti di Bocelli nel mondo), 10 telecamere in 4k ad alta definizione distribuite lungo il tragitto e si farà una diretta streaming di tutta la manifestazione in grado di catalizzare migliaia di visualizzazioni. Sarà possibile inoltre, essere aggiornati su tutte le novità e i momenti salienti della gara nei profili social Facebook & Instagram ufficiali – @vaporetti_spoleto – che invitiamo a seguire.

Insomma, i vaporetti non dimostrano affatto la loro età, anche se è cambiato il modo di gareggiare e costruirli, ma non il fuoco che anima chi li fa e li guida.

 

Info: Associazione Vaporetti Spoleto ASD, Via F.lli Cervi, 19/21 – Spoleto (PG) / www.vaporettispoleto.it

 

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