Di Catia Giorni
Dal 9 al 16 agosto il borgo umbro torna a colorarsi di bandiere e stendardi per una delle rievocazioni storiche più amate della regione. Dietro le rappresentazioni medievali, il tiro con l’arco e l’elezione della Castellana, c’è il lavoro silenzioso di centinaia di volontari che, da oltre sessant’anni, tengono viva la memoria di Montone.
Nei vicoli di Montone, nei giorni che precedono il Palio, si avverte qualcosa che non si vede ma si respira: è l’attesa. Le bandiere dei tre Rioni — Porta del Borgo, Porta del Monte e Porta del Verziere — vengono issate nelle piazze, i costumi escono dagli armadi dove sono custoditi tutto l’anno, e nei circoli rionali si ultimano gli ultimi ritocchi alle scenografie. È il preludio di una settimana, quella tra il 9 e il 16 agosto, che da oltre sei decenni scandisce l’identità di questo borgo cinto dalle mura medievali.
Tutto nasce nel 1961, quando la Pro Loco Montonese decide di dare forma a un episodio che la tradizione tramanda da secoli: l’arrivo in piazza del Conte Carlo Fortebracci, che porta in dono al popolo una Spina della Corona di Cristo. Nei primi anni la manifestazione è legata quasi esclusivamente all’ostensione della reliquia; col tempo, però, attorno a quel nucleo religioso comincia a crescere un corteo storico sempre più ricco, e i tre Rioni iniziano a sfilare con i propri stendardi e le proprie coppie di nobili. Il paese si tinge dei colori rionali, e il senso di appartenenza a una delle tre porte che dal Medioevo dividono il centro storico si fa via via più forte — un’appartenenza che, ancora oggi, si misura nelle ore di volontariato che ogni famiglia dedica al proprio Rione.
È agli inizi degli anni Settanta che la rivalità tra i Rioni trova uno sbocco agonistico: nasce il Palio, assegnato attraverso una sfida tra gli arcieri di Montone la domenica del corteo. Negli anni il confronto si arricchisce di gare e giochi popolari, pensati più per la convivialità che per la fedeltà storica, e la somma dei punteggi settimanali permette a ogni Rione di eleggere la propria Castellana — la dama chiamata a rappresentare Margherita Malatesta da Rimini, moglie di Carlo Fortebracci, che nella leggenda governava la città in sua assenza.

Tra i momenti più suggestivi della settimana resta, fin dai primi anni Ottanta, la rappresentazione medievale del venerdì sera: il gruppo dei Menestrelli attraversa i tre Rioni per rendere omaggio, con suoni e canti medievali, alle candidate Castellane. Le fiaccole che illuminano i volti delle dame, le melodie che si rincorrono tra le vie del borgo: è uno spettacolo che da decenni conquista anche i turisti, e che richiede settimane di preparazione musicale e scenica affidata, ancora una volta, ai volontari rionali.
Le rappresentazioni medievali dei Rioni si sono fatte negli anni sempre più elaborate, spaziando dalla vita quotidiana del Quattrocento alle vicende del capitano di ventura Braccio Fortebracci. Dal 1994 sono giudicate, insieme ai Bandi di Sfida, da una giuria di esperti che ne valuta storicità, scenografia e interpretazione: il Bando di Sfida vale 15, 10 e 5 punti per i primi tre Rioni classificati, il Tiro con l’arco 6, 4 e 2, le Rappresentazioni medievali 18, 12 e 6. Una formula che mantiene alta la tensione fino al sabato sera, quando l’apertura delle buste della giuria proclama il Rione vincitore.

Il sigillo della settimana arriva la domenica — quest’anno il 16 agosto — con il Corteo storico della Donazione: il popolo di Montone, guidato dalla Castellana appena eletta, rende omaggio al ritorno di Carlo Fortebracci e al dono della Santa Spina, in un corteo che attraversa le stesse strade percorse, secondo la tradizione, oltre cinquecento anni fa.
Ma se la Donazione della Santa Spina è oggi una rievocazione conosciuta e apprezzata anche oltre i confini regionali, il merito non è solo della sua trama storica. È il risultato del lavoro di chi, Rione dopo Rione, cuce i costumi, costruisce le scenografie, allena gli arcieri, prova le coreografie e organizza la macchina logistica di un’intera settimana di festa — spesso a partire da mesi prima, nelle serate dopo il lavoro. Dietro ogni bandiera issata in piazza, dietro ogni torcia accesa per la stornellata, c’è l’impegno di volontari che non cercano la ribalta ma che, anno dopo anno, permettono a una piccola comunità di tenere viva una storia più grande di tutti loro.
