Di Catia Giorni

 

C’è un momento, entrando a Palazzo Vitelli a Sant’Egidio, in cui il tempo sembra sospendersi, tra le sale affrescate e il silenzio elegante di un luogo che ha attraversato i secoli. E poi, improvvisamente, il presente irrompe: bicchieri che tintinnano, racconti che si intrecciano, giovani produttori che parlano di vigne e di futuro. È qui che prende forma, anche nel 2026, Only Wine.

 

Non una semplice manifestazione, ma un osservatorio privilegiato su ciò che il vino italiano sta diventando. Un luogo dove le etichette non sono solo prodotti, ma sono storie e visioni.  E soprattutto, dove i protagonisti hanno un volto preciso: quello delle piccole cantine e dei giovani vignaioli. A Only Wine si possono degustare vini particolari, spesso difficili da trovare altrove, e comprarli direttamente da chi li produce. Non il solito evento sul vino, quindi, ma un modo diverso per entrare davvero dentro questo mondo.

È proprio da qui che bisogna partire per comprendere l’anima di Only Wine. Il salone – giunto alla sua tredicesima edizione – è infatti il primo in Italia interamente dedicato ai produttori under 40, aziende con meno di 15 anni di storia e realtà con superfici vitate contenute. Una scelta identitaria, per mettere al centro chi costruisce il vino lontano dalle logiche industriali, restituendo valore al gesto agricolo, al territorio, alla ricerca. Un’occasione straordinaria che permette a tante piccole cantine – piccole nelle dimensioni ma grandi nella qualità e nel valore del prodotto che offrono – di farsi conoscere, di presentarsi al pubblico e di fare impresa con l’orgoglio di chi sa di creare qualcosa di buono e di bello.

Tra il 25 e il 27 aprile, Città di Castello torna così a essere crocevia di energie nuove, con oltre cento vignaioli provenienti da tutta Italia e una presenza internazionale sempre più ampia. Ma ridurre Only Wine a una “fiera” sarebbe limitante. Qui si viene per ascoltare, prima ancora che per degustare. Una comunità che cresce attorno a valori condivisi: talento, territorio, sostenibilità.

Perché dietro ogni banco c’è una storia che spesso nasce da una scelta controcorrente: lasciare una carriera, recuperare terreni di famiglia, scommettere su vitigni dimenticati, o semplicemente credere che si possa fare vino in modo diverso. È questo il filo invisibile che unisce i protagonisti della manifestazione: una visione contemporanea della viticoltura, capace di dialogare con la tradizione senza restarne prigioniera.

Il contesto, poi, fa la sua parte. Palazzo Vitelli non è solo una cornice, ma un vero dispositivo narrativo: le sue sale e il parco di settemila metri quadri diventano il palcoscenico ideale per un viaggio che attraversa territori, stili, approcci. Un percorso che si snoda tra degustazioni libere, incontri, momenti di approfondimento e dialoghi diretti con chi il vino lo produce davvero.

Negli ultimi anni, Only Wine ha ampliato il proprio orizzonte, aprendosi sempre più a un respiro internazionale. Accanto ai produttori italiani, tornano i vigneron della Champagne e si aggiungono realtà come i Jeunes Vignerons Bourgogne, oltre a cantine provenienti da Spagna, Svizzera, Grecia, Alsazia e diversi Paesi dell’Est Europa. Un mosaico di esperienze che non appiattisce le differenze, ma le esalta, mettendo in dialogo culture del vino profondamente diverse tra loro.

E poi c’è una novità che racconta bene la direzione della manifestazione: l’apertura al sakè giapponese, dopo quella ai vini giapponesi che era avvenuta nella scorsa edizione. Non un semplice inserimento esotico, ma un invito ad allargare lo sguardo sulle culture fermentative, riconoscendo che il vino – inteso come espressione di territorio e artigianalità – ha molte declinazioni nel mondo.

Ma forse il cuore più pulsante di questa edizione è la volontà di trasformarsi sempre più in luogo di confronto. La giornata di lunedì 27 aprile, dedicata agli operatori del settore, vedrà infatti il debutto del Wine Summit – Stati Generali dei Giovani Produttori e delle Piccole Cantine. Un passaggio significativo: non solo esposizione, ma costruzione di pensiero, con la presentazione di un Manifesto e la nascita di un Osservatorio permanente dedicato a queste realtà.  Segno che le piccole cantine non sono più una nicchia romantica, ma una componente sempre più centrale del sistema vino italiano.

Only Wine, in fondo, racconta proprio questo: un cambiamento silenzioso ma profondo. Un’Italia che produce meno, forse, ma meglio; che riscopre identità locali; che investe sulla qualità e sulla relazione diretta con chi beve. Un’Italia giovane, non solo per anagrafe, ma soprattutto per l’approccio.

 

 

E mentre ci si aggira tra i banchi, tra un assaggio e una conversazione, ci si accorge che la vera ricchezza della manifestazione non è solo nel calice. È nella possibilità di entrare, anche solo per qualche minuto, nel mondo di chi quel vino lo ha pensato e coltivato.

In un’epoca in cui tutto sembra accelerare, Only Wine invita a fare il contrario: fermarsi, ascoltare, scegliere. E forse è proprio per questo che, anno dopo anno, continua a essere uno degli appuntamenti più interessanti del panorama vitivinicolo italiano.

 

Info: www.onlywine.it

Sito ufficiale della manifestazione, in cui è possibile acquistare i biglietti per partecipare alla XIII edizione di Only Wine e vedere sia il programma completo che la lista delle cantine partecipanti.

 

 

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