Di Chiara Sebastiani

 

A Vagli il marmo non è soltanto una risorsa economica. È una presenza costante, un’eredità che attraversa le generazioni e accompagna la vita quotidiana delle persone. Lo si percepisce ascoltando i racconti di Ottavio Baisi, Giorgio Turba e Lorenzo Vannucci: tre storie diverse che finiscono per intrecciarsi in un’unica narrazione fatta di lavoro, appartenenza e passione. Per capire cosa rappresentino oggi la Cooperativa Apuana e Apuana Lavorati bisogna partire proprio da qui, da un territorio dove il marmo è parte del paesaggio ma soprattutto dell’identità collettiva.

 

Seduto nella sede moderna della cooperativa, Ottavio Baisi, presidente dal 2014, racconta una storia che inizia il 12 gennaio 1958. Furono ventuno i soci fondatori che decisero di unirsi in una forma cooperativa allora pionieristica. Due di loro sono ancora oggi in vita, a testimonianza di un’avventura imprenditoriale che attraversa quasi settant’anni di storia. «A Vagli – racconta Baisi – la cooperativa è un’istituzione come la chiesa, la squadra di calcio o la Misericordia». Una definizione che rende immediatamente l’idea del ruolo che questa realtà ricopre all’interno di una comunità di appena mille abitanti.

Le origini affondano negli anni in cui il settore era dominato dalla Montecatini, poi diventata Montedison, che deteneva le concessioni delle cave comunali. Quando negli anni Settanta la grande industria abbandonò progressivamente il comparto estrattivo, furono proprio i lavoratori a raccoglierne l’eredità. Nel 1988, con la fine dell’esperienza delle partecipazioni statali, tutti i cavatori confluirono nella Cooperativa Apuana, dando vita a una realtà unita che arrivò a contare oltre cento soci. Da allora il lavoro è proseguito nella località di Piastra Bagnata, dove ancora oggi si estrae il marmo che rappresenta il cuore dell’attività. Nonostante la posizione periferica e le difficoltà logistiche tipiche di un territorio montano come Vagli, la Cooperativa Apuana è cresciuta fino a diventare una delle realtà economiche più importanti della zona. Oltre all’occupazione diretta, genera un indotto significativo che coinvolge numerose attività della Garfagnana. Ma la storia della cooperativa non è soltanto quella dell’estrazione. È anche la storia della capacità di evolversi.

 

 

«I cavatori sono un po’ i contadini del marmo», osserva Baisi con una metafora efficace. «Chi estrae il blocco spesso guadagna meno di chi lo commercializza». Da questa consapevolezza nasce l’idea di accorciare la filiera e creare valore sul territorio. Nel 2014 prende così forma Apuana Lavorati, società partecipata per il 60% dalla Cooperativa Apuana e per il restante 40% da Giorgio Turba e Lorenzo Vannucci, imprenditori già attivi nella commercializzazione del marmo. L’obiettivo è semplice quanto ambizioso: trasformare in loco una parte significativa della produzione, dando vita a una vera filiera corta del marmo.

L’impianto entra a regime nel 2016 dopo un’importante opera di bonifica dell’area e diventa una delle prime esperienze toscane ad applicare concretamente il principio della lavorazione locale promosso dalla Regione Toscana. Oggi la sede di Apuana Lavorati e gli uffici della cooperativa raccontano visivamente questa evoluzione. Poco distante, quasi a ricordare da dove tutto è iniziato, rimane il container che per trent’anni ha ospitato gli uffici storici della cooperativa. La crescita dell’azienda passa anche attraverso una costante presenza nel panorama fieristico. Da anni Cooperativa Apuana e Apuana Lavorati partecipano a Marmomac di Verona, principale manifestazione internazionale dedicata alla pietra naturale, consolidando relazioni e presenza sui mercati di riferimento.

 

 

Ma al di là dei numeri e degli investimenti, ciò che colpisce maggiormente è il rapporto umano con il lavoro e con il marmo. Quando si chiede a Giorgio Turba cosa lo spinga ancora oggi, a 78 anni, a recarsi ogni mattina in cava, la risposta arriva immediata e sincera: «Ho iniziato a lavorare a undici anni. Tutti i giorni vado alle cave. Se non ci vado mi manca qualcosa». Nelle sue parole non c’è nostalgia, ma un senso di appartenenza quasi viscerale. Racconta di quando da bambino lavorava con le scarpe rotte, di una vita costruita passo dopo passo e di una passione che non si è mai spenta. Poi aggiunge una frase che vale più di qualsiasi descrizione tecnica: «Quando sono da solo in cava mi sembra di parlare con i blocchi». È il racconto di chi, dopo decenni di esperienza, ha sviluppato un rapporto quasi intuitivo con la pietra. Di chi riesce a immaginare ciò che si nasconde all’interno di un blocco ancora grezzo, individuando venature e caratteristiche che nessuna macchina può rivelare completamente.

«L’esperienza conta – interviene Lorenzo Vannucci – ma c’è anche la passione. Devi sentirla dentro». È proprio questa passione che ha accompagnato l’evoluzione del settore. Un’evoluzione che non riguarda soltanto la tecnologia, ma anche il rapporto con l’ambiente. «Una volta le cave si lavoravano, oggi si coltivano», afferma Vannucci. Una definizione che sintetizza il cambiamento culturale avvenuto negli ultimi decenni.

Le moderne attività estrattive sono infatti sottoposte a rigorosi controlli ambientali e a standard elevatissimi in materia di sicurezza. La Cooperativa Apuana possiede certificazioni ambientali, di qualità e di sicurezza, investe costantemente in macchinari meno impattanti e adotta sistemi di abbattimento delle polveri e di pulizia che fino a pochi anni fa sarebbero stati impensabili in una cava.

 

 

L’attenzione al territorio si manifesta anche attraverso iniziative che vanno oltre l’attività produttiva. Tra queste spicca il tradizionale Concerto in Cava, appuntamento che ogni anno richiama pubblico e appassionati in uno scenario unico, insieme a visite guidate, celebrazioni religiose e momenti di incontro aperti alla comunità.

Non manca neppure la valorizzazione degli scarti. Nel vecchio container degli uffici trova infatti spazio ‘Apuana Mosaici’, una piccola realtà artigianale tutta al femminile, portata avanti da Ambra e Veronica, che recuperano lastre non commercializzabili trasformandole in complementi d’arredo, specchi, tavoli e oggetti unici. Un esempio concreto di economia circolare che crea nuove opportunità occupazionali sul territorio.

In un mondo che cambia rapidamente e in un mercato sempre più globale, oggi trainato soprattutto dall’Asia, Cooperativa Apuana e Apuana Lavorati continuano a guardare avanti senza dimenticare le proprie radici.

Perché il vero patrimonio custodito tra queste montagne non è soltanto il marmo. Sono le persone che, generazione dopo generazione, hanno imparato a conoscerlo, rispettarlo e trasformarlo in una risorsa per tutta la comunità.

Ed è forse proprio questo il segreto di una storia che dura da quasi settant’anni: la capacità di restare fedeli a un territorio continuando, allo stesso tempo, a innovare.

 

 

Info: Cooperativa Apuana Vagli Sopra Soc. Cooperativa, Via Vandelli, 55030 Vagli di Sotto (Lucca) / Tel. 0583 618298 / info@apuanavagli.it / www.apuanavagli.it

 Apuana Lavorati Srl, Loc. Isola di Roccalberti – 55031 Camporgiano (Lucca) / Tel. 0583 600325 / info@apuanalavorati.it |/www.apuanalavorati.it

 

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