Di Sebastiano Pedani

 

Da Londra all’Asia profonda, fino alle colline del Chianti: la straordinaria ricerca di Andrea Taviani per ridefinire la pelletteria.

 

C’è un profumo inconfondibile che permea i laboratori artigiani, un sentore di cuoio, cera e tempo lento che sembra quasi in contrasto con la frenesia del mondo moderno. In un’epoca dominata dalla fast fashion e dai loghi ostentati, incontrare chi ha deciso di fare un passo indietro per riscoprire l’arte della pazienza è una rarità preziosa. È questa la sensazione che si prova ascoltando la storia di Andrea Taviani, un artigiano pellettiere la cui vita sembra un romanzo d’avventura e il cui lavoro è un inno alla perfezione silenziosa.

Nato nel Regno Unito da madre francese e padre italiano originario delle terre senesi della Val d’Elsa, Andrea ha trascorso i suoi primi quattordici anni a Londra. La sua famiglia era immersa nel mondo dell’imprenditoria ristorativa italiana oltremanica, ma il richiamo delle radici era forte. Tornato in Italia in piena adolescenza, ha intrapreso studi da geometra, seguendo un percorso che sembrava tracciato verso una professione tecnica. Ma la vita, con la sua imprevedibile ironia, aveva in serbo progetti ben diversi.

L’anima cosmopolita di Taviani non poteva essere confinata dietro la scrivania di uno studio tecnico. La sua prima grande svolta avviene nel mondo dell’abbigliamento maschile di lusso. Per cinque anni a Firenze e poi per altri sette nella vibrante Parigi, Andrea si immerge nell’eleganza del “su misura”. Direttore di boutique e sarto dell’estetica, impara l’arte del pret-a-porter maschile, il contatto intimo e raffinato con una clientela esigente, e la sacralità delle proporzioni perfette. Dopo una breve parentesi di un anno a Ginevra, l’incessante desiderio di scoprire nuove prospettive lo spinge verso est. Lontanissimo.

Il Vietnam diventa la sua nuova casa per quattro anni. Un paese pulsante, in rapida espansione, dove Andrea decide di aprire un’attività di gelateria artigianale e distribuzione di caffè. È un periodo che lui stesso definisce meraviglioso, un’immersione in una cultura nuova che gli insegna un modo diverso di approcciarsi alle persone, aprendogli la mente e arricchendolo spiritualmente. Tuttavia, i ritmi incessanti e la lontananza da casa iniziano a farsi sentire. Dopo una parentesi di due mesi e mezzo a Taiwan, in cui tenta un ritorno alle origini lavorando nuovamente come geometra, decide di staccare la spina.

Armato solo di uno zaino e di una profonda voglia di capire il senso della vita, intraprende un lungo viaggio attraverso l’Asia profonda. India, Nepal, Thailandia, Myanmar. Lontano dalle rotte del turismo di massa, vive a contatto con le popolazioni locali, dormendo nelle loro case, mangiando il loro cibo, imparando a comunicare oltre le barriere linguistiche. Un pellegrinaggio dell’anima che lo prepara, inconsapevolmente, alla sua vera vocazione.

Il destino spesso si annida nei ricordi d’infanzia. Da bambino, la nonna di Andrea viaggiava molto e gli portava in dono delle borse di pelle. Quell’ossessione sopita per la struttura, il tatto e l’odore del cuoio si risveglia prepotentemente. Proprio in Vietnam Andrea acquista la sua prima lama per tagliare la pelle. Inizia a frequentare i piccoli artigiani locali, osserva le loro mani muoversi, assorbe antiche manualità.

Decide così di tornare in Europa. Si stabilisce nuovamente in Francia e compie una scelta radicale: trasforma la sua camera da letto in un piccolo atelier. Si barrica in casa per due anni. Nessuna scuola di pelletteria tradizionale, nessun maestro accademico, ma una dedizione monastica. Centinaia, migliaia di ore trascorse a tagliare, cucire, sbagliare e ricominciare. Attraverso lo studio ossessivo e la pratica infinita, Andrea doma la materia. Inizia a creare modelli in carta, a smussare i bordi, a realizzare cuciture a mano di precisione assoluta. La sua camera si riempie di odore di concia e di polvere di cuoio, ma anche della consapevolezza di aver trovato la propria strada.

Circa tre anni fa, il cerchio si chiude. Andrea Taviani torna in Italia, nella sua terra d’origine, per mettere radici e dare forma definitiva al suo sogno. Lancia ufficialmente la sua attività: Taviani Firenze.

Ma il marchio non è la solita espressione della pelletteria toscana commerciale. La visione di Andrea è un ibrido culturale affascinante: il savoir-faire della tradizione fiorentina fuso con l’estremo, quasi maniacale, perfezionismo giapponese. Non a caso, la stragrande maggioranza delle vendite attuali di Taviani Firenze è destinata al mercato del Sol Levante. Il cliente giapponese cerca l’assoluto, rifiuta l’approssimazione. Se la tradizione italiana tollera a volte l’imperfezione definendola “fascino dell’artigianato”, l’approccio di Taviani non ammette sbavature.

 

 

Dalle linee pure, alle cuciture millimetriche, ogni borsa è un capolavoro di simmetria. I pellami scelti sono esclusivamente di altissima gamma: vitello pieno fiore, capra, palladio massiccio o ottone per le minuterie.

Il posizionamento di Taviani nel panorama della pelletteria si definisce con due parole: Silent Luxury. Nessun logo gigantesco, nessuna ostentazione sfacciata. Il lusso è sussurrato, comprensibile solo a chi ha l’occhio allenato a riconoscere una lavorazione d’eccellenza. Coloro i quali scelgono le sue borse non vogliono mostrare un brand; vogliono possedere un oggetto fatto per durare generazioni.

In questo contesto si inserisce anche la forte presa di posizione di Andrea sulla sostenibilità. Rifugge categoricamente il trend della finta pelle plastica, inquinante e di breve durata. La vera ecologia, sostiene Taviani, risiede nella longevità. Utilizzare pelli, un sottoprodotto dell’industria alimentare che verrebbe altrimenti smaltito, e trasformarlo in un oggetto che dura decenni, è il massimo atto di rispetto verso l’ambiente.

 

 

Mentre il suo e-commerce continua a fiorire, e la produzione si divide tra creazioni su ordinazione (“made to order“) totalmente realizzate a mano e una linea di produzione limitata, Andrea guarda al futuro. L’obiettivo? Aprire un giorno uno spazio fisico, un laboratorio a vista dove i clienti possano entrare, annusare il cuoio, e ammirare le mani dell’artigiano che infondono la vita nella materia.

Andrea Taviani è l’esempio lampante di come, a volte, sia necessario girare il mondo intero e perdersi in paesi lontani, solo per riscoprire che il proprio destino era nascosto nelle proprie radici, pronto a essere plasmato con le proprie mani.

 

Info: www.tavianifirenze.com

 

 

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