Di Claudia Cencini

 

Dal 2017 al ristorante gourmet Tuber Experience di Campello sul Clitunno l’accoglienza di Claudio e famiglia fa da guida all’offerta top di piatti a base di tartufo, quello vero!

 

Dici Fortunati e la mente corre subito al mondo dei tartufi, a partire da papà Alfonso, pioniere dalla fine degli anni Cinquanta nella cava, vendita e lavorazione del tartufo a Campello sul Clitunno. Claudio, primogenito di tre fratelli, ha fondato il brand Tartufidea e ha aperto, nel 2017, il ristorante Tuber Experience, proprio di fronte alle fonti del Clitunno di virgiliana memoria. Un nome quantomai azzeccato perché qui non si entra solo per mangiare, ma per vivere un’esperienza emozionale che coniuga sapori, atmosfere e ospitalità d’altri tempi. Proprio come il padrone di casa, un uomo che non dimentica le sue radici, ma che guarda avanti con passione per rivisitare un’offerta culinaria incentrata sul pregiato tubero che non tralascia, oltre al gusto, il piacere per gli occhi.

 

Dal paesino al mercato globale

Oggi Claudio è uno stimato ristoratore, ricercato da una clientela sempre più fidelizzata che apprezza oltre ai piatti proposti dal suo locale gourmet anche l’accoglienza di famiglia in un ambiente dove chi entra si sente subito a casa. Merito di quest’uomo che non ha dimenticato il “fanciullino” di Silvignano, il borgo sulla via della Spina dov’è stato bambino e adolescente.  “La vita di paese – ricorda con un pizzico di sana commozione – è stata per me una lezione di vita, eravamo pochi bimbi e tanti anziani, da loro ho imparato tanto a guardarli e ascoltarli, si giocava a carte e a bocce, si cresceva in fretta. Fin da piccolo ho assorbito gli odori della terra, il profumo dell’erba appena tagliata, anche il sentore acre dello sterco che noi bambini portavamo nel letamaio”.

Fino a 14 anni Claudio vive nel paese natale, dove la mamma gestiva un alimentari – sale e tabacchi che fungeva da emporio per tutte le famiglie del borgo e del contado, poi una parentesi di due anni in collegio a Piediluco dopo la nascita del terzogenito Danilo, dove la lontananza della famiglia era attutita dalla vicinanza affettiva dello zio Franco che viveva nel reatino, infine il definitivo rientro in famiglia. È lì che ha inizio una nuova vita nella grande casa di Campello fatta costruire dai genitori e destinata a diventare oltre a dimora familiare il fulcro aziendale della ditta Fortunati Alfonso, grazie all’idea della mamma Annunziata che suggerì di sfruttare il piano terra dell’edificio come prima base produttiva dell’azienda.

 

 

Da sempre Claudio, durante le vacanze estive, accompagna il padre alla ricerca dei tartufi nei boschi e sulla montagna campellina fino al Subasio, ai monti Martani e soprattutto in Abruzzo, in compagnia della fida Moretta, una bastardina nera fuoriclasse nella cava del tartufo in ogni stagione. Per Alfonso il passo da cavatore a imprenditore è breve e in questo viaggio non poteva non coinvolgere i figli, Claudio in primis.

 

Il ragazzo dei tartufi

Diplomatosi come perito elettrotecnico, Claudio mette nel cassetto il diploma per dedicarsi all’attività tartuficola, che lo assorbe e lo appassiona totalmente fin dall’adolescenza, complice il padre che intercetta l’interesse del primogenito e lo incentiva ad andare avanti su quella strada. A 15 anni il primo motorino, ne parla come di un amore giovanile: “Mi fermai alla vetrina di Corvelli, che vendeva motorini e lambrette in via Flaminia Vecchia e gli occhi caddero su un modello Caballero, un cinquantone a 6 marce da cross, uno così a quell’epoca ce l’aveva solo Zefferino Monini. Mio padre mi prese da parte e mi freddò: “Ehi, giovanotto, non fa per te”, costava troppo, la bellezza di 285 mila lire a fronte di una Cinquecento che ne costava meno del doppio. Fatto sta che, complice il venditore, entrammo nel negozio e ne uscimmo con quel motorino.

A differenza di quanto si possa immaginare, negli anni ‘70 Spoleto non conosceva il tartufo come oggi, fatta eccezione per pochi ristoranti, non più di quattro o cinque, fra cui l’hotel dei Duchi, la trattoria del Pallone (oggi La Barcaccia, ndr) e “Lello Caro”, famoso per ospitare il tenore Beniamino Gigli”. Claudio ricorda così quel periodo: “Mi misi letteralmente in moto e cominciai a proporre il prodotto ad altri ristoratori che iniziarono a inserire il tartufo nei loro menu, con la bruschetta, la frittata, fino al condimento per gli strangozzi, spingendomi fino a Orvieto, poi dopo 18 anni presi la patente. A 25 anni, mio padre acquistò una Mercedes, la 240D; ricordo ancora le sue parole: “Giovanotto, ti ho fatto le ali, adesso vola!”. Non me lo feci ripetere e varcai i confini regionali per commercializzare tartufi nelle regioni vicine, Marche, Toscana, Lombardia ed Emilia Romagna, in particolare a Bologna, una città dove fui accolto con calore e alla quale sono ancora molto legato”.

 

 

La boutique dei sapori…

Forte di un background di ferro nel campo della vendita e lavorazione dei tartufi, Claudio ha messo a frutto le sue conoscenze operative e gastronomiche nel suo gioiello di famiglia, il ristorante Tuber Experience, una location raccolta e curata nei dettagli con un’attenzione quasi maniacale. Anche la scelta degli arredi e dei rivestimenti non è casuale: “Abbiamo fatto venire da fuori marmi del tipo Golden Forest, le cui venature ricalcano le ramificazioni tipiche del micelio del tartufo”.

Questo locale – confessa – è il mio vanto, non solo perché vedo scritto il mio nome ma per il clima che vi si respira e per l’empatia che si crea con il cliente, i rapporti che si creano con gente che ci conosce, ci stima e torna da noi”.

Dietro il successo del locale una chef attenta e preparata e il supporto della famiglia, a partire dalla moglie Lidia e dai figli Ilaria ed Emanuele. Quest’ultimo, in particolare, ha contribuito a dare al ristorante una marcia in più, come conferma con una punta di legittimo orgoglio papà Claudio: “Mio figlio è un colosso per la sua stazza, ma ha una sensibilità molto raffinata nella presentazione delle pietanze con impiattamenti ad effetto e, in più, essendo sommelier consiglia i migliori abbinamenti di vini della nostra cantina”. Il tutto condito da un pizzico di fantasia, che non guasta e che, senza rinnegare la tradizione, ha portato in tavola il nuovo, gusti alternativi a base di agrodolce, frutti di bosco e altre delizie che coccolano il palato.

 

 

… che fa la differenza a tavola

Se si dovesse dire in una parola perché scegliere Tuber Experience fra i tanti ristoranti che oggi propongono menu a base di tartufi il primo aggettivo che viene in mente e qualifica l’offerta della famiglia Fortunati è “vero”. Se volete assaggiare il tartufo, quello vero, è qui che dovete venire.

Il perché lo spiega meglio il titolare: “Niente salsine e aromi sintetici, solo tartufo fresco di stagione”. Tra le prelibatezze di casa immancabili le bruschette al tartufo, la strapazzata di uova e scaglie di tartufo, tagliolini e gnocchi fatti in casa a suon di matterello e spianatoia da una massaia del posto. Da non sottovalutare la pulizia, che fa sembrare tutto nuovo di zecca, a partire dal bagno.

Contagiosa la passione di questo figlio di contadini, che della terra conserva la memoria e i valori, racchiusi nel rispetto per le persone e le cose, come quel Caballero dei quindici anni ancora oggi lustro e funzionante, conservato in garage come una reliquia. Lo stesso che ha dato il via all’avventura di una vita.

 

 

Info: Tuber Experience, Ristorante esclusivo di tartufo e Store, Viale Fonti del Clitunno, 8 – Campello (Pg) / Tel- (+39) 331 380 4052 / www.tuberexperience.it

 

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