Di Simone Bandini

 

Situata nel Parco delle Alpi Apuane, La Grotta del Vento è un sito di straordinario valore speleologico e naturalistico che fu scoperto nel 1898, quasi per caso, da un gruppo di giovani di Fornovolasco, incuriositi da una forte corrente d’aria che usciva da una piccola spaccatura nella roccia. Oggi è tappa d’interesse ‘obbligata’ per chi visita la Garfagnana e d’improvviso si trova come immerso in un ‘viaggio al centro della terra’, in stile romanzesco alla Jules Verne.

Grazie all’impegno di Vittorio Verole Bozzello, la grotta fu attrezzata e aperta al pubblico il 1° luglio 1967. Dagli esperti è oggi considerata una delle grotte più belle e complete d’Europa, in grado di articolare per i suoi visitatori ben tre diversi itinerari che si addentrano in un onirico mondo sotterraneo.

Pare che inizialmente, fu una bambina di appena quattro anni, per la sua minuta taglia, a spingersi nella stretta apertura, raccontando che il passaggio si allargava e portava all’oscurità. Così i ragazzi di Fornovolasco, armati di picconi, allargarono l’angusto passaggio per raggiungere infine la prima grande sala, chiamata oggi “Sala dell’Orso”.

Il nome deriva, dunque, dal forte soffio d’aria (come un vento, appunto) che è dovuto alla differenza di temperatura tra l’interno e l’esterno. Lo stesso spiffero che permise di individuare la cavità.

Abbiamo incontrato Vittorio, ascoltando il suo racconto.

La storia della Grotta del Vento non nasce come un semplice progetto turistico, ma come naturale evoluzione di una passione autentica. Da bambino, Vittorio era affascinato da tutto ciò che si trovava sotto il livello della strada: tombini, cunicoli, sotterranei delle mura di Lucca. Poi, con la prima bicicletta, arrivarono le colline e le prime grotte. A soli 14 anni iniziò l’attività speleologica, e a 18 fondò il Gruppo Speleologico Lucchese, dando avvio a un percorso che univa esplorazione e ricerca scientifica.

Negli anni in cui la speleologia era ancora poco conosciuta, bastava una piccola cavità per suscitare meraviglia. Le prime proiezioni pubbliche e le ‘speleogite’ – escursioni guidate in grotte non attrezzate – nascevano proprio dal desiderio di condividere queste scoperte. Ma presto emerse una nuova consapevolezza: la curiosità, se non accompagnata da conoscenza, poteva diventare pericolosa.

“Chi tornava da una gita si sentiva uno speleologo,” racconta Vittorio, “ma senza le competenze necessarie rischiava di farsi male o, peggio, di danneggiare la grotta.” Così nacque un’intuizione fondamentale: lavorare a un luogo accessibile, sicuro, ma soprattutto educativo.

Le grotte turistiche esistevano già, in Italia e all’estero. Ma ciò che Vittorio vedeva durante le sue visite lo lasciava insoddisfatto: “Erano raccontate come dei parchi di divertimento.” Formazioni geologiche trasformate in figure fantasiose, spiegazioni semplificate, poca attenzione alla realtà scientifica.

Il suo obiettivo divenne allora chiaro: trovare una grotta ‘completa’, capace di mostrare tutte le sfaccettature del fenomeno carsico, e raccontarla per ciò che era davvero.

Nel 1961, durante una campagna di ricerca sulle pendici della Pania, arrivò la svolta. Quella che doveva essere una cavità di poche decine di metri si rivelò un sistema vasto e sorprendente. Quando Bozzello vi entrò nel 1964, fu amore a prima vista.

“C’era tutto quello che cercavo.”

Nel giro di pochi anni iniziarono i lavori di attrezzatura e nel 1967 fu aperto il primo itinerario al pubblico. Questo l’inizio di una storia che continua ancora oggi.

La Grotta del Vento offre oggi tre percorsi, pensati per accompagnare il visitatore in un’esperienza progressiva.
Il primo itinerario è accessibile a tutti, anche ai più piccoli: un percorso di circa un’ora che introduce alle meraviglie della grotta con facilità e gradualità.

Il secondo scende più in profondità, mostrando un ambiente completamente diverso: qui l’acqua è ancora protagonista, e il paesaggio racconta la grotta com’era migliaia di anni fa, prima della formazione di stalattiti e stalagmiti.

Il terzo itinerario, unico nel suo genere, è un viaggio di tre ore che porta il visitatore in scenari normalmente riservati agli speleologi: pozzi verticali, canyon sotterranei, ambienti spettacolari che testimoniano la forza della natura nel suo stato più puro.

Ciò che distingue davvero la Grotta del Vento è l’approccio. Ogni visita è guidata e fondata su basi scientifiche solide. Le guide vengono formate attraverso un percorso rigoroso, perché l’obiettivo non è stupire con immagini suggestive, ma trasmettere conoscenza.

Anche le spiegazioni evolvono nel tempo: “Una volta si pensava che i colori delle concrezioni fossero dovuti al ferro. Oggi sappiamo che derivano da acidi organici del terreno.” Un esempio concreto di come la ricerca continui a ridefinire ciò che crediamo di sapere.

All’interno della grotta la temperatura è stabile, intorno ai 10,7°C, una media perfetta tra estate e inverno. Ma la percezione cambia: d’inverno sembra calda, d’estate sorprendentemente fresca. Un piccolo dettaglio che contribuisce a rendere ogni visita unica.

A oltre cinquant’anni dall’apertura, ciò che spinge ancora Vittorio non è solo la soddisfazione personale, ma qualcosa di più profondo: la consapevolezza dell’importanza del mondo sotterraneo.

Le grotte custodiscono alcune delle riserve idriche più preziose del pianeta, e la loro conoscenza è fondamentale per il futuro. “Nel 2050 gran parte dell’acqua che berremo proverrà da sistemi carsici,” sottolinea.
Diffondere la cultura speleologica significa quindi anche educare alla tutela delle risorse naturali.
La Grotta del Vento non è solo un’attrazione, ma un motore culturale e turistico per la Garfagnana. Con circa 35.000 visitatori l’anno, rappresenta un punto di riferimento importante, ma anche uno stimolo a fare di più.

 

 

“Un territorio deve sapersi valorizzare,” osserva Vittorio. “Gli eventi da soli non bastano, servono contenuti, identità, visione.”

C’è qualcosa di profondamente umano nel desiderio di esplorare ciò che è nascosto. La Grotta del Vento, grazie alla visione di Vittorio Verole Bozzello, non è solo un luogo da visitare, ma un’esperienza da comprendere. Un invito a rallentare, ad ascoltare, a guardare oltre la superficie. Perché, a volte, è proprio nel buio che si trova la luce della conoscenza.

Un’impressione vivida che è rimasta, nel tempo, nella mente di Michele Giannini, Sindaco di Fabbriche di Vergemoli: “Della Grotta del Vento ricordo la prima visita da bambino: un’impressione quasi mistica, quella di entrare nel cuore della terra e scoprire un mondo completamente diverso da quello di superficie. Il buio, il silenzio e l’aria fresca crearono allora un senso di meraviglia e di appartenenza a qualcosa di più grande”.

“La Grotta del Vento” – ci spiega “Rappresenta uno dei principali punti di interesse naturalistico del nostro territorio. Si tratta di un complesso ipogeo di origine carsica, con chilometri di percorsi sotterranei arricchiti da stalattiti, stalagmiti e altre concrezioni. Oltre alla bellezza estetica, la Grotta ha grande valore scientifico: è un laboratorio naturale per geologi, speleologi e studiosi dell’ambiente, che possono osservare fenomeni geomorfologici unici. È quindi un luogo di ricerca, di educazione ambientale, oltre che di meraviglia emotiva”.

 

 

“Con la sua attrattiva scientifica e naturalistica” – conclude – “Genera un flusso costante di visitatori provenienti da tutta Italia e dall’estero, contribuendo all’indotto di strutture ricettive, ristoranti, piccole imprese commerciali e servizi turistici. La presenza di visitatori stimola inoltre iniziative collaterali, l’attività di guide ambientali, laboratori educativi e percorsi didattici, creando occupazione e opportunità formative”

“La Grotta insegna umiltà, lentezza e rispetto per i tempi lunghi della natura”, in perfetta sintonia con lo spirito tradizionale di queste valli.

 

Info: Grotta del Vento, Fornovalasco (Lucca) / Tel. 0583 722024 / info@grottadelvento.com / www.grottadelvento.com

 

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