di Beatrice Botticelli
“La parte commerciale, per quanto importante e gratificante a livello personale, non mi è mai piaciuta fino in fondo. Mi sembrava invece stimolante la possibilità di prendere in carico un bisogno, un problema, l’idea di poter far diventare professione una relazione di aiuto”. È da questa immagine, molto precisa, del proprio lavoro che Gilberto Ballerini fa iniziare il racconto di oltre quarant’anni di attività di Audiomedical (a Pistoia, via Panciatichi 16), realtà nata nel 1982, quando il mondo dell’audioprotesi in Italia aveva ancora contorni sfumati e strumenti molto diversi da quelli di oggi.

Prima, per Ballerini c’era stata l’esperienza della radio: redattore a Radio Pistoia negli anni delle prime emittenti libere (ricorda quando nel 1978 si attivò sul territorio con interviste e servizi radio in merito al rapimento di Aldo Moro), durante una stagione in cui ascoltare e comunicare significava già entrare nella vita delle persone. Poi l’incontro con il settore audioprotesico e con una professione ancora tutta da costruire: «Mi immaginai uno scenario che ancora non esisteva – ricorda -. Non c’erano professionalità definite, la tecnologia era minima, le conoscenze sull’udito molto più limitate. Ma insieme ad altri colleghi con cui frequentavo a Milano la scuola di formazione organizzata dalla nostra Associazione professionale con la docenza del Prof. Azzo Azzi, intuivamo che in quel contesto c’era la possibilità di fare professione».
All’inizio il lavoro passava anche attraverso farmacie, inviti alle persone, apparecchi proposti in un contesto ancora fortemente commerciale. Ma già allora Ballerini cercava altro: «Il mio obiettivo è sempre stato quello di poter declinare uno stile di vita personale con un ambito di conoscenze in cui essere utili – spiega -. L’idea di bellezza che poteva emergere da questa attività era proprio quella di entrare in una relazione caratterizzata da competenze molto tecniche che avessero un significato profondamente umano».

Una visione che si consolida negli anni, diventando il tratto distintivo di Audiomedical. Un’impostazione coerente anche con i valori promossi dall’Anap – Associazione nazionale audioprotesisti professionali, riferimento storico della categoria prima della nascita dell’Ordine sanitario Tsrm-Pstrp avvenuta nel 2018. Su queste basi, Audiomedical ha consolidato la propria attività, che oggi poggia su uno staff formato dal titolare, Gilberto Ballerini, e Giuseppe Marazia, entrambi tecnici audioprotesisti, affiancati nell’accoglienza e nella gestione da Elena Bernardini, socia co-titolare, ed Elena Maltinti, diplomata in Lingua dei segni.
«La vera differenza sta nel modo in cui ci si approccia a chi si ha davanti: chi affida a te un problema di salute, può essere contemporaneamente percepito come cliente, utente, paziente», osserva Ballerini. «Se correggere l’udito si riduce alla vendita di un apparecchio, perdiamo il senso del nostro lavoro. Se invece riconosciamo la persona e il tema della relazione, allora cambia tutto: il linguaggio, il tempo che dedichi, la responsabilità». Perché il nodo non è solo sentire ma poter stare dentro la comunicazione. «Per citare Hellen Keller, giornalista americana sordocieca: “La cecità allontana le persone dalle cose. La sordità allontana le persone dalle persone”», chiosa Ballerini.
«Per anni parlare di sordità è stato difficile – prosegue -. C’era vergogna, ma soprattutto mancava consapevolezza. La persona sorda veniva percepita come una persona che non capisce». Anche per questo, Audiomedical ha investito molto nella prevenzione e nella cultura sanitaria: ricerche sulla qualità della vita, incontri pubblici, momenti dedicati alla comunicazione. Perché «l’informazione è già prevenzione», dice Ballerini.

Dal 2005 questa visione si intreccia stabilmente con quella di Giuseppe Marazia, arrivato a Pistoia dopo un’esperienza nel settore audioprotesico ma soprattutto cresciuto in un ambiente familiare dove l’audioprotesi era quotidianità. «Mio padre faceva questo mestiere quando ancora la professione non esisteva formalmente», racconta. «Veniva da una formazione tecnica, dall’elettronica, quando si imparava soprattutto a riparare apparecchi. Ho vissuto in questo contesto, fin da bambino». L’incontro con Ballerini avviene durante le sessioni universitarie. Poi la collaborazione prende forma: «Quando sono arrivato qui ho trovato esattamente quello che pensavo dovesse essere questa professione: attenzione alla persona, autonomia, responsabilità». Per Marazia, il punto resta lo stesso: «Molti ancora oggi dicono: vendo apparecchi acustici. Per me non è solo questo. L’audioprotesista è una figura ponte fra un problema di salute, l’ipoacusia, e la sua correzione. L’apparecchio arriva dopo».
Prima ci sono il tempo dell’ascolto, la presa di coscienza, il percorso che accompagna la persona ad accettare e affrontare il problema: «Le prime ore del nostro lavoro servono spesso a questo: portare la persona dal riconoscere una difficoltà al dire “adesso faccio qualcosa”». Nel frattempo la tecnologia è cambiata profondamente. Gli strumenti attuali riconoscono ambienti sonori, selezionano voci, migliorano il rapporto tra voce e rumore. Ma, osservano entrambi, non basta. «La tecnologia aiuta moltissimo», spiega Ballerini, «ma oggi sappiamo molto di più anche su come lavora il cervello: attenzione, memoria, concentrazione, affettività partecipano tutti alla comprensione». Ed è proprio qui che il servizio sanitario dovrebbe essere chiamato ad incontrare la tecnica: nella capacità di trasformare innovazione e conoscenza in un percorso su misura, dove l’atto professionale non coincide con la consegna di uno strumento, ma con una presa in carico reale. «La difficoltà oggi», conclude Marazia, «è restare coerenti con questo modo di sentire la professione, all’interno di dinamiche di mercato sempre più forti. Ma è anche la ragione per cui continuiamo a farlo».

Info: Audiomedical, Via Panciatichi, 16 – Pistoia / Tel. 0573 30319 / www.audiomedicalpistoia.it