Di Paolo Sebastiani
Nel cuore della Mediavalle, nel comune di Pescaglia, c’è un luogo in cui la ristorazione non è solo mestiere, ma memoria viva, racconto familiare e legame profondo con il territorio. È il Molin della Volpe, oggi guidato da tre fratelli – Susy, Luca e Serena Fanucchi – che hanno raccolto e fatto evolvere l’eredità dei genitori.

La storia inizia nel 1985, quando mamma e papà aprono il loro primo ristorante, “Le Castagne”, poco distante da qui. È lì che i tre fratelli crescono, respirando fin da piccoli il ritmo della cucina e della sala. “Eravamo bambini, ma eravamo sempre dentro al ristorante”, raccontano. Un’infanzia fatta di profumi, gesti quotidiani e insegnamenti silenziosi, che nel tempo si sono trasformati in una scelta di vita.
Nel 2001 arriva il passaggio decisivo: nasce il Molin della Volpe, nell’attuale sede. Il nome non è casuale: deriva dalla località e dallo stesso edificio che oggi ospita il ristorante, un antico mulino poi diventato cartiera. Un luogo che porta con sé stratificazioni di storia, proprio come la cucina che vi si trova oggi.
Nel 2025, la famiglia ha celebrato quarant’anni di attività complessiva e quest’anno si celebreranno venticinque anni del ristorante attuale. Un traguardo importante, costruito su valori chiari: lavoro, passione e soprattutto un forte attaccamento al territorio.

“È questa la cosa più importante che ci hanno trasmesso i nostri genitori”, spiegano. Un legame che si traduce in gesti concreti: andare personalmente a raccogliere le erbe di campo, custodire ricette di famiglia, scegliere materie prime locali e stagionali. La cucina del Molin della Volpe nasce da qui, da una tradizione che non è nostalgia, ma identità viva.
I piatti raccontano questa storia. I tortelli lucchesi, preparati ancora come una volta, sono un simbolo della casa. Gli gnocchi allo scampo, presenti fin dai tempi delle Castagne, sono diventati un punto fermo, tanto che “non si possono togliere”: generazioni di clienti ci sono cresciute. E poi le zuppe, che seguono il ritmo delle stagioni – dalla zuppa di magro alla garmugia – e i prodotti del territorio, come la trota o i funghi, lavorati solo quando davvero disponibili.
La parola chiave è autenticità. “La nostra cucina è tradizionale, sincera, ma anche ambiziosa”, spiegano. Ambiziosa perché oggi, più che inventare, la vera sfida è far riscoprire sapori dimenticati, educare il palato a riconoscere la qualità, valorizzare anche i tagli meno “nobili” della carne, nel rispetto dell’animale e della cultura gastronomica.
Ognuno dei tre fratelli ha trovato il proprio ruolo: Susy accoglie gli ospiti in sala, Serena guida la cucina e Luca si occupa di pasta fresca e pizza. Un’organizzazione che unisce competenze diverse, arricchite anche da percorsi formativi specifici, come la scuola alberghiera e continui corsi di aggiornamento. “Non abbiamo avuto la possibilità di lavorare in tante cucine – racconta Serena – e quindi abbiamo cercato confronto e crescita in altri modi, studiando, facendo corsi, parlando con altri professionisti”.
Nel tempo, la cucina si è evoluta. Le ricette sono state alleggerite, rese più attuali, pur mantenendo intatta la loro anima. Ingredienti antichi, come la farina di castagne, vengono reinterpretati in nuove forme: tortini, ravioli, flan. Anche la proposta di carni si è ampliata, includendo selvaggina e preparazioni meno comuni per la zona.
Ma l’attenzione resta sempre sulla materia prima. Il ristorante collabora con piccoli produttori locali, selezionando formaggi, verdure e vini – per l’80% del territorio lucchese, spesso biologici o biodinamici. Una scelta che comporta anche delle difficoltà, soprattutto in termini di continuità, ma che rappresenta una precisa presa di posizione: privilegiare la qualità e la stagionalità rispetto alla comodità.
“Se un prodotto non c’è, si aspetta”, dicono. È una filosofia che si riflette anche nel menù, in continuo movimento. Alcuni piatti restano, altri cambiano, seguendo la disponibilità degli ingredienti e l’ispirazione del momento.
Un equilibrio non sempre facile, soprattutto con una clientela affezionata che ama ritrovare i sapori conosciuti, ma anche lasciarsi sorprendere.
E proprio i clienti sono parte integrante della storia del Molin della Volpe. Dopo tanti anni, il rapporto va oltre quello tra ristoratore e ospite: diventa familiare. “Vediamo crescere le persone: dai battesimi ai matrimoni, fino agli anniversari. È una storia che si intreccia con la nostra”. C’è chi torna sempre nello stesso tavolo, chi sceglie il ristorante per ogni momento importante della propria vita. Segni di un legame autentico, costruito nel tempo.
L’esperienza che i tre fratelli vogliono offrire è semplice e profonda: far sentire le persone “come a casa, ma seguite”. Un ambiente familiare, accogliente, dove la qualità del cibo si accompagna a quella delle relazioni.
Anche negli eventi, come matrimoni e celebrazioni, questa identità resta centrale. La struttura viene vissuta come una casa privata, con spazi interni ed esterni che si integrano e una proposta gastronomica che valorizza il territorio, lontana dalla standardizzazione dei grandi catering.
In un mondo della ristorazione sempre più veloce e omologato, il Molin della Volpe rappresenta una scelta precisa: quella della sostanza, della coerenza e della memoria. Una cucina che cambia, si evolve, ma non perde mai il proprio punto di partenza.
Perché, come insegnano Susy, Luca e Serena, il futuro passa anche – e soprattutto – dalla capacità di custodire il passato.
Info: Ristorante Molin della Volpe, Località Molino della Volpe, Gello (Lu) / Tel. 0583 359045 / info@molindellavolpe.it
