Di Paolo Sebastiani
Dal vecchio molino di Balbano a un impianto moderno, la storia degli Andreozzi attraversa più di un secolo e mezzo di trasformazioni. Oggi Valter, Manola, Giada e Giorgio continuano a costruirla insieme, con lo sguardo rivolto al futuro.
Prima c’era il rumore dell’acqua. La ruota del vecchio molino di Balbano girava seguendo la corrente e intorno a quel suono è iniziata la storia della famiglia Andreozzi. Una storia che affonda le sue radici almeno nel 1850, data riportata su una litografia del vecchio molino ritrovata anni fa, e che da allora ha attraversato generazioni, guerre, trasformazioni tecnologiche e momenti in cui continuare sembrava tutt’altro che scontato. Oggi il rumore è quello delle macchine. Ma il filo che unisce passato e presente è rimasto lo stesso: una famiglia che lavora insieme.
Valter è entrato nel molino da ragazzo, nel 1977, quando ancora frequentava la scuola. Lo faceva insieme ai fratelli, imparando un lavoro che, come spesso accadeva allora, si imparava soprattutto stando accanto a chi lo conosceva già. Il padre Adriano aveva portato avanti l’attività dopo la generazione precedente, attraversando anche il passaggio epocale dalla forza dell’acqua all’energia elettrica. Il vecchio molino di Balbano apparteneva a un mondo in cui la farina era prima di tutto necessità. La vera svolta arrivò alla fine degli anni Novanta. Nel 1998 morì il padre di Valter, l’anno successivo la madre, ma la famiglia decise di andare avanti.
Nel 2000 Valter, insieme ai fratelli, iniziò un’importante fase di ammodernamento. Andò a Milano, alla fiera Ipack-Ima, e da lì nacque l’idea di acquistare nuovi macchinari. Arrivarono nuovi impianti, nuove tecnologie e inizia un percorso di modernizzazione che proseguirà negli anni successivi. Tra il 2009 e il 2011 arriva un secondo grande intervento, con nuovi laminatoi Buhler tecnologicamente molto avanzati. Era necessario cambiare per poter continuare. Ma senza perdere ciò che rendeva quel molino una realtà familiare. In questa nuova fase entrò anche Manola, che nel 2005 prese in mano la parte amministrativa. La sua presenza segnò un altro passaggio importante: il molino non era più soltanto il lavoro ereditato dalla generazione precedente, ma un’attività da ripensare e costruire giorno dopo giorno insieme.
Poi sono arrivati i figli. Giada, dopo gli studi e una prima esperienza lavorativa, ha scelto di tornare al molino non per obbligo, ma per convinzione. «È stata una scelta personale. Ci abbiamo creduto veramente. Abbiamo passione», racconta. Giorgio, invece, è cresciuto praticamente dentro il molino. I suoi ricordi iniziano lì, tra i sacchi e il rumore delle macchine: da bambino vedeva i genitori lavorare e immaginava già il proprio futuro in quel luogo. Finite le scuole, ha frequentato corsi di formazione per mugnai in Svizzera, approfondendo così le competenze necessarie per il lavoro in molino. Due percorsi diversi, dunque, che hanno portato entrambi alla stessa scelta. E oggi ognuno ha il proprio ruolo. Giada segue il laboratorio e il controllo qualità, oltre al rapporto con il grano. Giorgio si occupa della produzione e delle vendite. Manola segue l’amministrazione, insieme a Chiara, compagna di Giorgio. Valter continua a essere una presenza centrale, forte di quasi cinquant’anni trascorsi dentro il molino. È proprio questa divisione dei compiti, insieme alla possibilità di confrontarsi ogni giorno, a rendere concreta la dimensione familiare dell’attività.

Nel frattempo è cambiato anche ciò che arriva nei sacchi. Una volta le farine erano soprattutto due o tre; oggi sono molte di più e rispondono a esigenze molto più articolate, seguendo anche le nuove richieste dei consumatori. Tutte vengono prodotte con grani di prima qualità scelti con cura e passione. Il molino ha scelto di mantenere una macina a pietra per la lavorazione dell’integrale, ma gran parte del processo avviene attraverso impianti moderni e sistemi di controllo. Il grano viene analizzato, pulito e sottoposto a controlli prima della macinazione. Una combinazione che gli Andreozzi riassumono in modo semplice: la sicurezza e la precisione della tecnologia insieme alla possibilità di mantenere un rapporto diretto con il prodotto e con chi lo utilizza.
Anche la clientela racconta il carattere del molino. Non grandi numeri concentrati in pochi rapporti, ma tanti piccoli artigiani, fornai e professionisti, ognuno con le proprie necessità. «Non abbiamo cento clienti grandi. Ne abbiamo mille, piccolissimi. Ognuno con le sue esigenze, ognuno con il suo carattere». È una dimensione che richiede presenza, costanza e attenzione. E forse spiega perché, nonostante l’evoluzione tecnologica, la parola famiglia continui ad avere un peso così importante.

La storia degli Andreozzi, però, non si ferma a Valter, Manola, Giada e Giorgio. Giada ha un figlio, Alberto, undici anni, cresciuto anche lui dentro il molino. «Quando era piccolo si metteva sui sacchi. È nato con il rumore del molino».
Nessuno sa ancora quale strada sceglierà Alberto. E forse non è nemmeno questo il punto.
Dal vecchio molino di Balbano a quello di oggi sono cambiate le macchine, le tecniche, le farine e le esigenze delle persone. Quello che è rimasto è la capacità di una famiglia di attraversare il cambiamento senza perdere il proprio legame con il lavoro.
Prima era il rumore dell’acqua. Oggi sono i laminatoi e gli impianti moderni. Domani sarà un altro suono ancora.
La storia del Molino Andreozzi, intanto, continua.
Info: Molino Andreozzi, Via di Balbano, 896 – Balbano (Lu) / Tel. 0583 548026 / www.molinoandreozzi.com / info@molinoandreozzi.com
