Di Chiara Pietrella

 

Il dito a scatto è una condizione che, se trascurata, può limitare fortemente l’autonomia quotidiana. Un intervento fisioterapico tempestivo, associato all’uso del tutore corretto e a un programma personalizzato di esercizi, rappresenta lo strumento più efficace per risolvere la problematica e proteggere nel tempo la salute delle mani. Le nostre fisioterapiste Giulia Pompili e Celeste Magara ci spiegano qual è il miglior approccio per affrontare il problema.

 

 

Noto in ambito medico come “tenosinovite stenosante dei muscoli flessori”, il dito a scatto è una patologia molto comune che colpisce i tendini della mano responsabili della flessione delle dita e le pulegge all’interno delle quali questi scorrono. Riguarda frequentemente il pollice, il medio o l’anulare, limitando la fluidità dei movimenti e rendendo dolorose o difficili le normali attività di manipolazione quotidiana. “In condizioni fisiologiche normali – ci spiegano le professioniste – i tendini flessori scorrono liberamente all’interno di una guaina rivestita da membrane sinoviali, trattenuti a ridosso delle strutture ossee da pulegge fibro-ossee, in particolare la puleggia A1, situata alla base del dito. Il dito a scatto è causato da un processo infiammatorio o degenerativo che provoca l’ispessimento della guaina tendinea o la formazione di un piccolo nodulo sul tendine stesso. Quando il tendine noduloso tenta di scorrere attraverso la puleggia ristretta, incontra una resistenza: durante la flessione il nodulo riesce a passare oltre la puleggia, ma nella successiva estensione rimane incastrato, provocando il tipico fenomeno del ‘dito che si blocca’, seguito da un vero e proprio scatto doloroso”.

VL: Come e quando compaiono i primi sintomi?

G e C: “Il quadro clinico si manifesta inizialmente con un fastidio localizzato alla base del dito a livello del palmo della mano, che si accentua alla pressione. Con il progredire della condizione compaiono i sintomi caratteristici, come il dolore e sensazione di rigidità, particolarmente marcati al risveglio mattutino, il fenomeno dello scatto doloroso durante i movimenti di flesso-estensione del dito, il blocco del dito in flessione, che nei casi più avanzati richiede l’aiuto dell’altra mano per essere esteso, la presenza di un nodulo palpabile e dolente alla base del dito, la riduzione della forza di presa e difficoltà nei movimenti di precisione”.

VL: La fisioterapia può aiutare?

G e C: “Sì, il ruolo della fisioterapia è fondamentale. Trattiamo frequentemente queste problematiche nei nostri studi: si tratta di condizioni che richiedono un approccio mirato e la consapevolezza che i tempi di risoluzione possono essere molto lunghi e richiedono pazienza, costanza e adesione al piano terapeutico. Nelle fasi iniziali e intermedie, il trattamento riabilitativo conservativo rappresenta la scelta d’elezione per ridurre l’infiammazione, favorire la guarigione dei tessuti e ripristinare il corretto scorrimento tendineo”.

VL: La fisioterapia da sola può bastare o servono altri presidi specifici?

G e C: “Uno dei cardini della fisioterapia è il confezionamento di tutori personalizzati su misura realizzati in materiale termoplastico dalle nostre terapiste della mano. Il tutore mantiene infatti l’articolazione in una posizione di riposo ottimale, mettendo in scarico la puleggia A1 ed evitando che il nodulo continui a sfregare ed infiammarsi. Questi dispositivi consentono di ridurre il dolore e lo stress meccanico sui tendini, prevenire il blocco articolare ed eliminare lo scatto doloroso e mantenere la funzionalità residua della mano. Molti tutori sono leggeri, ergonomici, lavabili e bagnabili, pensati per essere indossati durante le attività quotidiane. Per migliorare la qualità e lo stato dei tessuti e accelerare il riassorbimento dell’infiammazione, il programma fisioterapico integra, inoltre, in diverse altre strategie, tra cui le terapie strumentali antalgiche e antinfiammatorie, come l’ultrasuonoterapia, per stimolare la vascolarizzazione e favorire la riparazione tessutale, e trattamenti termici come la paraffinoterapia. L’uso di paraffina calda o impacchi termici aiuta infatti a rilassare la muscolatura, ammorbidire le strutture peri-tendinee e ridurre la rigidità articolare, creando le condizioni ideali per l’esercizio”.

VL: Ecco, parlando di esercizi: ce ne sono di specifici da eseguire a casa o in studio?

G e C: “Sì, un elemento centrale della riabilitazione è rappresentato dagli esercizi mirati insegnati dal fisioterapista della mano quali quelli di ‘Tendon Gliding’ per lo scorrimento tendineo che consistono in movimenti controllati per favorire lo scorrimento isolato dei tendini flessori ed evitare la formazione di aderenze. Ma anche gli esercizi funzionali e di mobilità per ripristinare la completa escursione articolare e la fluidità dei movimenti. Infine il rinforzo e controllo motorio, che consiste in esercizi per ristabilire l’equilibrio tra i muscoli intrinseci ed estrinseci della mano, riducendo il carico diretto sulle pulegge”.

VL: Con la fisioterapia si può quindi evitare di ricorrere alla chirurgia?

G e C: “La fisioterapia conservativa è sempre il primo approccio consigliato quando il quadro clinico è lieve o moderato, ovvero quando lo scatto è occasionale o riducibile e l’esordio è recente. Un percorso di riabilitazione ben strutturato permette in moltissimi casi di curare il problema ed evitare procedure invasive. Tuttavia, quando la fisioterapia non basta, o nei casi in cui il dito presenti un blocco irriducibile in flessione con dolore cronicizzato, si rende necessario il consulto chirurgico. L’intervento, chiamato ‘Puleggiotomia A1’, consiste nella sezione della puleggia per ripristinare istantaneamente lo scorrimento del tendine. Nel caso in cui il trattamento conservativo non sia sufficiente, provvediamo tempestivamente a inviare il paziente a chirurghi della mano specializzati, ricordando che siamo in costante contatto e collaborazione con le migliori chirurgie della mano di tutta Italia, accompagnando la persona sia nella scelta del percorso chirurgico che nella successiva riabilitazione post-operatoria”.

 

Info: SIENA: Centro Medico Igea, Strada Massetana Romana, 12/6

GROSSETO: Studio Beside, Via Aurelia Antica, 46/scala C

Dott.ssa Celeste Magara: +39 345 5759866 / celestemagara05@gmail.com

Dott.ssa Giulia Pompili: +39 339 5651731 / giulia.pompili90@gmail.com

 

 

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