Di Claudia Cencini

 

Un viaggio alla scoperta di Truffleland, il megavivaio di Urbani Tartufi per la produzione e vendita di piantine tartufigene, dove la coltivazione del tartufo fa rima con sperimentazione e tecnologia.

 

 

Il tartufo, da sempre considerato l’oro nero dell’Umbria, non solo si cava ma si può coltivare. Per farlo, però, non ci s’improvvisa, ma bisogna affidarsi alla competenza e professionalità di esperti con un background collaudato e riconosciuto nel mondo. E chi meglio di Urbani, pioniere e marchio leader da sei generazioni nel mercato tartuficolo globale, può affiancare chi si affaccia per la prima volta alla coltivazione dei tartufi? È proprio con questo obiettivo che, nel 2017, nasce Truffleland, un viaggio dal seme alla pianta che parte dalla terra e ha le sembianze di un vivaio supertecnologico con sede a Sant’Anatolia di Narco, alle porte di Scheggino, dove non solo si coltivano piantine micorizzate destinate a “partorire” i tartufi del futuro, ma si studia per crescere, aggiornarsi e conquistare un primato senza confini sulle ali delle nuove tecnologie d’avanguardia.

 

Un progetto giovane per i giovani

È così che lo definisce Francesco Loreti Urbani, co-fondatore di Truffleland: “Questo progetto nasce dalla domanda di tartufo italiano, a un certo punto ci siamo resi conto che era un controsenso importare tartufi quando abbiamo in Umbria terreni adatti e un clima naturalmente vocato alla sua coltivazione. Truffleland è la risposta giusta per chi si vuole cimentare in questa attività.

Oggi per fortuna molti giovani stanno riscoprendo l’agricoltura anche grazie agli incentivi, da noi possono trovare accompagnamento e assistenza, a partire dall’analisi dei terreni. Non tutti i terreni, infatti, presentano una conformazione adatta a questo tipo di coltivazione, servono suoli calcarei, aerati e ben drenati, alcuni sono adatti al nero pregiato, altri allo scorzone.

Per fare un esempio, il nostro compito è quello di studiare la composizione del terreno per consigliare al meglio chi vuole intraprendere questa strada, destinata il più delle volte a trasformarsi in un lavoro gratificante e redditizio”.

Nelle parole di Francesco si coglie, oltre all’attaccamento al proprio lavoro, l’entusiasmo e la passione nel portare avanti un progetto che mira a riqualificare l’Umbria e non solo, essendo Truffleland presente da Nord a Sud, sia sul piano operativo che paesaggistico: “Ridiamo vita a terreni abbandonati, questo contribuisce a ridisegnare anche la mappa del paesaggio spazzando via appezzamenti in disuso da anni che, grazie alle piantagioni tartuficole, riacquistano smalto e vigore, sarebbe bello ricreare su queste basi un habitat in grado di richiamare turismo e fare dell’Umbria, già di per sé una regione amata nel mondo, una meta unica e suggestiva anche in questo senso”. Un’idea vincente che abbina il piacere per la buona tavola, di cui il tartufo è sovrano, alla full immersion nelle piantagioni tartuficole in grado di offrire spettacoli naturali inediti e suggestivi.

 

 

Un business “chiavi in mano”

Cosa può spingere un aspirante tartuficoltore a bussare alla porta di Truffleland? La risposta è nella storia di un marchio che nasce nel 1852, un’azienda di famiglia che è rimasta tale pur scalando le vette del mondo come network senza rivali. Oggi la filiera Urbani detiene il 67% di market share con un giro di affari che vola alto anche oltreoceano. Il team di Truffleland si avvale di professionisti e tecnici in grado di consigliare per il meglio chi si rivolge a loro, proponendo modelli imprenditoriali sostenibili che si avvalgono di consulenti per la progettazione dell’impianto tartuficolo fino alla raccolta vera e propria, grazie a un protocollo di coltivazioni e accorgimenti specifici, coperti da copyright, per ogni tipo di tartufaia. Nel mezzo intercorrono fasi di lavorazione del terreno, manutenzione e monitoraggio, in cui il cliente non viene lasciato solo, ma guidato nella scelta e messa a dimora delle piantine, nonché seguito negli step successivi fino alla raccolta. Non si dimentichi che bisognerà aspettare un lasso di tempo di circa cinque, sei anni, affinché la pianta cresca e fruttifichi, ma il compito di Truffleland non finisce qui. È a questo punto che entra in ballo la filiera Urbani disposta all’acquisto dei tartufi frutto di coltivazione, senza alcun vincolo per il tartuficoltore che, dalla sua, avrà il privilegio di vendere il prodotto direttamente al brand che l’ha fatto nascere.

 

L’unione fa la forza

Al di là dell’offerta commerciale ultracompetitiva e dello spessore imprenditoriale conquistato in nove anni di attività, il pianeta Truffleland non è un guscio asettico ma una “famiglia” fatta di persone e valori imprescindibili, che vengono trasmessi al committente con l’ospitalità e competenza che caratterizzano da sempre i componenti della filiera.

Nel tempo il nucleo si è allargato inglobando figure con ruoli specifici, a partire dal coordinatore storico e capo progetto Riccardo Cesari, dall’agronomo Riccardo Piantoni e, in ambito operativo, da Pietro Manna, responsabile commerciale, coadiuvati da un gruppo affiatato di giovani risorse composto, in primis, da Giada Lattanzi e Melissa Massari, responsabili del vivaio, e dagli operatori Jaser Muaremi e Vejsel Muaremi (Giovanni), padre e figlio, il cui apporto è indispensabile per il buon andamento aziendale.

“Cambiare vita a 48 anni non è da tutti – ci dice Pietro – io l’ho fatto e non me ne pento, avevo da sempre la passione per i tartufi e ora che lavoro a Truffleland ho coronato il mio sogno, faccio quello che mi piace e mi soddisfa. Certo c’è da lavorare, perché l’agricoltura non guarda il calendario, ma non lo sento come un dovere perché è quello che ho scelto e mi sento realizzato”.

 

Micorizzazione, chi è costei?

Micorizzazione è un termine inflazionato se si parla di tartufi, ma non tutti conoscono il suo significato, alla base della conoscenza elementare del gergo tartuficolo. Per capirne il senso va ricordato che il tartufo è un fungo che si sviluppa spontaneamente sottoterra a contatto con le radici delle piante boschive, come lecci, querce, carpini e noccioli. Per ricreare l’humus che ne alimenti la nascita e la crescita occorre “micorizzare” le piantine nei vivai e nelle serre per poi trapiantarle nei terreni che ospiteranno le future piantagioni.

Di norma, le piantine trattate da Truffleland escono dal vivaio tutte perfettamente micorizzate. Che significa micorizzate? Ce lo dice Pietro Manna, figura chiave che ha contribuito a materializzare i sogni sulla carta di Truffleland: “Mettere a contatto le spore con le radici affinché la spora germini e crei il micelio”. In certi casi può succedere che alcune piantine necessitino di una “flebo” per riprendersi dall’attacco di killer naturali come funghi ipogei presenti nel terreno, che possono rivelarsi aggressivi nella prima fase di piantumazione. A questo punto si interviene con una tecnica innovativa, messa a punto da Truffleland, che ci spiega Luca Loreti Urbani, amministratore delegato della società agricola Srl: “Per rinforzarle si pratica l’inoculo sporale, un trattamento molto efficace che consiste nell’innesto di nuove spore con l’utilizzo di sabbia calcarea preventivamente sterilizzata, al posto dell’acqua sterile, proprio per favorire lo sviluppo del micelio”.

Uno dei vantaggi offerti da Truffleland sta proprio nella garanzia di successo dell’impianto tartuficolo, attestata dalla più alta percentuale di micorizzazione delle piantine sul mercato europeo in termini di concentrazione delle spore fruttifere. Inoltre, chi varca le porte di Truffleland non trova un semplice fornitore, ma entra in relazione con una realtà imprenditoriale solida e strutturata: un patrimonio di competenze ed esperienza che diventa un supporto concreto e affidabile per chi sceglie di intraprendere questo avvincente percorso.

 

La sfida del bianco

Finora la coltivazione del tartufo si limita al nero pregiato, al bianchetto e all’estivo. Manca all’appello il tartufo bianco, ma solo per il momento perché Truffleland sta già sperimentando in laboratorio anche la coltivazione del Tuber Magnatum Pico. Sebbene non sia ancora possibile commercializzare piantine per la sua coltivazione l’azienda confida presto di fare anche questo, una volta testato il loro tasso di produttività.

I laboratori di Truffleland non si fermano a questa sfida, ma stanno studiando a 360 gradi tutto il complesso e affascinante mondo del tartufo per ottimizzarne la produzione. Si lavora per capire, ad esempio, perché una pianta produce e un’altra no e ci si focalizza su molti altri aspetti ancora da chiarire per migliorarsi sempre di più. L’obiettivo è attingere in misura crescente alla tecnologia e al digitale già presenti in misura massiccia nell’osservazione delle piante e nella gestione del microclima più adatto al loro sviluppo.

 

Quanto può rendere?

Coltivare il tartufo non è un gioco da ragazzi, ma nel tempo può rivelarsi un investimento vincente perché il guadagno non sarà un miraggio se si è disposti a formarsi e a mettersi nelle mani giuste. Sulla base di stime assodate, si calcola che una volta iniziata la produzione si può ricavare fino a 30 mila euro annui a ettaro per oltre vent’anni, a fronte di una minima manutenzione richiesta dal terreno, inferiore a quella necessaria per un semplice campo di grano.

Come si può vedere, chi sceglie la terra e, nello specifico, la coltivazione del tartufo, può contare su risorse più che soddisfacenti a lungo termine, un trend che non è passato inosservato visto il crescente interesse dimostrato soprattutto dai giovani intenzionati ad appendere al chiodo il badge dell’ufficio o della fabbrica per riscoprirsi aspiranti tartuficoltori. In questa svolta Truffleland docet qualificandosi come modello di agricoltura virtuosa che dà i suoi frutti, senza danneggiare o inquinare l’ambiente. Non a caso il suo staff si mette volentieri al servizio dei neofiti che vogliono cambiare vita o lavoro oppure di quei tartuficoltori che già lo fanno, ma sentono il bisogno di crescere per fare un salto di qualità.

 

 

A scuola di tartufi

Truffleland guarda ai giovani con fiducia e concretezza, avendo stretto una partnership con l’Istituto Tecnico Agrario di Sant’Anatolia di Narco, con cui organizza stages in azienda rivolti agli studenti che vogliono avvicinarsi al mondo del tartufo. Ed è qui che si vede la differenza. Sfatiamo il luogo comune che i giovani non trovano lavoro, se si ha passione e voglia di imparare è possibile ritagliarsi un futuro, lo dimostrano alcuni giovani che oggi lavorano a Truffleland e che, dopo uno stage scolastico, hanno deciso di restare. Oggi ricoprono ruoli di primo piano e lavorano con contratti a tempo indeterminato, a riprova che la meritocrazia non sempre, per fortuna, è lettera morta. Almeno a Truffleland.

 

Info: Truffleland, Loc. Fontegiana 1, S. Anatolia di Narco (Pg) / www.truffleland.com

 

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