Di Claudia Cencini

 

A marzo è attesa la “fioritura” di alcuni dei progetti più interessanti firmati Pro.Rest, dall’apertura al pubblico della cripta di San Primiano nella cattedrale di Spoleto all’ultimazione dei lavori di ristrutturazione dell’ex mattatoio, destinato a diventare laboratorio per il recupero dei beni culturali, dedicato ai tessuti e ai metalli antichi recuperati dalle aree colpite da eventi calamitosi.

 

Pro.Rest, acronimo di “Progetto Restauro”, anche se dietro c’è molto di più, una delle eccellenze spoletine formato famiglia, che vede al timone l’architetto Bruno Gori affiancato dai figli Riccardo, anche lui architetto e progettista, e Francesca archeologa specializzata in Medioevo.

Entriamo nel mondo di Pro.Rest incontrando proprio il fondatore, l’architetto Gori e i suoi due figli nell’accogliente sede di Via Cacciatori delle Alpi, dove sedersi attorno a un tavolo dà più l’idea di una chiacchierata che di un’intervista.

Come vedremo, di spunti interessanti e anticipazioni non mancano in vista di un periodo denso di scadenze.

Architetto Gori, di cosa vi occupate e, più precisamente, qual è il vostro target operativo?

“Lo dice il nome il nome della società, quando nel 1990 è stata fondata la denominazione è venuta da sé, nello specifico ci occupiamo di restauro, architettura e ingegneria in senso lato, il nostro raggio di competenza attiene principalmente al patrimonio storico, architettonico, archeologico e artistico a 360 gradi, non solo della nostro territorio che ne è ricchissimo, ma anche a livello nazionale ed oltre, senza porci alcun confine.”.

A conferma della presenza costante e fattiva di Pro.Rest nella città del Festival si annoverano, fra le loro progettazioni la ripavimentazione di piazza Duomo, il restauro di vari monumenti ed edifici storici, dal teatro Caio Melisso alla sistemazione dei palazzi nobiliari Arroni, Collicola e Zacchei Corvi Travaglini in corso di realizzazione.

In realtà la storia parte dagli anni ‘80 del secolo scorso con la trasformazione progettuale della Rocca Albornoziana da carcere a polo espositivo-culturale, ad opera di un team di esperti, fra cui l’arch. Gori, sotto la direzione di un comitato scientifico.

Per entrare più nello specifico del vostro modus operandi qual è l’approccio che caratterizza la vostra società, operativa da oltre trent’anni? Un traguardo tutt’altro che trascurabile di questi tempi, che fa leva su un felice connubio fra professionalità e innovazione.

“Offriamo un approccio integrato, basato su competenze specialistiche multidisciplinari e una visione tecnica maturata in oltre quarant’anni di esperienza nel settore – conferma l’architetto Gori – in più partiamo dalle radici per guardare al

futuro, avvalendoci delle moderne tecnologie propedeutiche alla progettazione di interventi di recupero dei beni che rientrano nel nostro ambito operativo.”.

 

Cripta di San Primiano, un tesoro restituito alla città

 

Parliamo dei progetti in corso. A cosa state lavorando?

“Si è appena concluso il restauro della cripta di San Primiano, progettato su incarico della soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio dell’Umbria, che ne ha finanziato anche la realizzazione e messo in atto con maestria dagli specialisti di restauro e conservazione della Tecnireco di Spoleto, che si sono dovuti cimentare nel recupero e consolidamento di affreschi antichissimi. Purtroppo i dipinti, raffiguranti scene del ciclo benedettino datati dalla storica dell’arte Professoressa Maria Andaloro, al nono secolo, erano gravemente danneggiati dall’umidità e dalle scosse sismiche che per il suo recupero ha richiesto un delicato lavoro di restauro. La cripta fa parte dell’impianto del primitivo nucleo della cattedrale di Spoleto: una cripta anulare dove non si celebrava messa, ma che aveva una funzione processionale per la venerazione delle reliquie del santo. Già nel libro del prof. Bruno Toscano “Spoleto Cattedrale e Città” si accenna a realtà analoghe in Italia, di cui una uguale a Torino e altre simili, fra cui quella di Trani che ho visitato di recente.”.

Finalmente questo spazio, che ospita l’edificio sacro più antico di Spoleto, è pronto per essere visitato per la prima volta dopo più di un secolo fa quando fu scoperto e studiato dall’archeologo G. Sordini.

 

L’ex mattatoio sta per rinascere in un’altra veste

 

Ma la cripta di San Primiano non è l’unica sfida intrapresa da Pro.Rest. Un’altra, in procinto di tagliare il traguardo a breve, riguarda il recupero dell’ex Mattatoio di Spoleto, monumento ottocentesco che porta la firma illustre dell’architetto Ireneo Aleandri. Il cantiere sta ultimando la ristrutturazione di questo complesso, che si appresta a cambiare faccia e destinazione d’uso. Quella dell’antico mattatoio spoletino ha una storia illustre a partire dalla paternità dell’architetto che lo progettò nel 1835. Realizzato nel 1838, svolse le funzioni a cui era deputato fino agli anni Sessanta del secolo scorso, quando la costruzione del nuovo mattatoio delocalizzato in una parte periferica della città lo condannò all’abbandono e a uno stato di progressiva fatiscenza. Resta il fatto che l’edificio rimane uno dei più significativi esempi di architettura ottocentesca cittadina, grazie a un’elegante struttura a due piani che si affacciano su di un cortile centrale.

Oggi, dopo decenni di abbandono, il complesso è in fase di riqualificazione e si avvia ad essere trasformato in un ampio spazio laboratoriale ed espositivo con obiettivi multifunzionali. L’intervento beneficia dei fondi del PNRR “Macro Misura PNC Area Sisma: Città e Paesi Sicuri, sostenibili e connessi” gestiti dagli uffici competente della Regione Umbria, in cui si prevede l’ampliamento del sistema di gestione dei beni culturali mobili in stato di emergenza, di cui fanno parte il deposito delle opere d’arte di S. Chiodo, già attivo dalla metà degli anni dieci di questo secolo, al cui fianco è sorto, sempre su nostro progetto, il nuovo deposito per i materiali lapidei e di grandi dimensioni.

Il mattatoio completa il sistema mediante l’allestimento di laboratori per la diagnostica, la formazione e lo studio nel campo dei beni tessili e delle oreficerie antiche, un settore di nicchia che richiederà l’impiego di professionalità già attive o da formare.

 

Chiesa di San Salvatore a Campi, come risorgere dalle macerie

 

Ciliegina sulla torta il progetto per il recupero, ma sarebbe meglio dire restauro filologico di quanto è rimasto della chiesa terremotata di San Salvatore a Campi di Norcia, in Valnerina. Sebbene si siano salvati dalle scosse del terremoto del 2016 solo brani di pareti, l’intento progettuale è quello di ricostituire l’organicità della chiesa ridandole forma e dimensione, come ci spiega meglio l’Arch. Riccardo Gori:

“Il progetto è già stato approvato e finanziato, è ormai imminente l’inizio dei lavori. In questo caso si tratta di un’operazione complessa, trattandosi di un monumento quasi interamente a terra, la progettazione richiede anche il recupero dei lacerti parietali e dei conci delle volte collassate, molti dei quali affrescati, la loro scansione e il successivo utilizzo per ricomporre il puzzle disgregato dal sisma”.

“In questa sfida – aggiunge l’architetto Riccardo Gori – ci verrà in soccorso il digitale per la ricostruzione tridimensionale delle volte crollate e l’impiego di un algoritmo che ci aiuterà a “legare” i pezzi interagendo con l’intelligenza artificiale.”.

“In questo contesto sarà altresì necessaria la presenza della figura di un archeologo – subentra la dottoressa Francesca Gori – che ci consentirà di ampliare la conoscenza storico-archeologica del monumento, sia delle fasi dell’area circostante che già in passato ha restituito elementi ed indizi della sua evoluzione nel tempo, come ci dimostra parte della muratura perimetrale della chiesa realizzata con il reimpiego di blocchi in pietra di epoca romana. Restituire una parte del loro passato che ancora ignoriamo.”

 

 

Da Spoleto al mondo

 

L’occhio di Pro.Rest spazia ben oltre i confini territoriali e si spinge anche all’estero, con la redazione di progetti internazionali, come quello avviato nelle aree archeologiche libiche nella regione della cirenaica prima e quello più recente che prevedeva la ricostruzione dell’antica moschea nel centro di Tripoli, purtroppo l’instabilità politica del paese ed il contesto interazione non ne hanno permesso la conclusione.

Negli ultimi anni Pro.Rest è stata chiamata a mettere la propria professionalità al servizio di progetti ambiziosi ed ecclettici. Ricordiamo, fra i più recenti, il piano di fattibilità per la ricomposizione del colossale cavallo del Canova, commissionato

dal Museo canoviano di Bassano del Grappa, oppure quello per lo spostamento di un tratto dell’acquedotto romano del comune di Lumezzane in provincia di Brescia, progettato per Anas spa Nord-Ovest.

Ma non solo, negli ultimi anni grazie all’ingresso nella compagine societaria del ramo più giovane della famiglia, la dottoressa Francesca, abbiamo avuto modo di ampliare le competenze professionali potendoci occupare in maniera più puntuale ed esaustiva di interventi di natura archeologica; basti pensare a tutte le attività di studio e di ricerca, sia testuale che sul campo, richieste per un territorio fertile dal punto di vista storico e archeologico come quello in cui operiamo.

“Per ottenere risultati migliori è importante progettare in squadra, in combine con esperti di settore e con le istituzioni. Purtroppo però oggi non ci sono più le maestranze di una volta, che premettono non solo di realizzare gli interventi bene e coerentemente con quanto progettato, ma anche di tramandare alle nuove generazioni la loro arte e maestria e – conclude Gori senior – per tenere viva la lezione del passato a cui si lega la nostra genesi, per questo sarebbe necessario riattivare corsi di formazione mirati, oggi ancora più importanti con i tanti cantieri aperti.”.

 

 

Info: PRO.REST Srl, Via Cacciatori delle Alpi 1, Spoleto (PG) / Tel (+39) 0743 522173 / www.prorest.it / info@prorest.it

 

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