Trance da sfacelo

Trance from decay
19/03/2018 - 09:15

C’è uno straniamento di fondo in questo nuovo evo digitale. Come una melodia surreale che riempie lande desolate di cartone, non c’è niente di tragico né di radicale. Che il mondo finisca così? E’ possibile. Una pantomima senza grandi motivi escatologici.
Una messinscena legittima e giustificata direbbe Hannah Arendt, per cui non vale nemmeno troppo la pena di prendersela su e di chiedersi il perché ‒ di tante e tali gravissime incoerenze e superficialità. La questione radicale, per certo, è questo velato anonimato che permea la comunicazione di massa e che produce un vuoto diretto di responsabilità personale. Come se affidare parole ed intenzioni alla ‘rete’ fosse un gioco semiserio, un divertissement, per cui in fondo nessuno è ‘responsabile’ di ciò che fa od afferma, senza il benché minimo fondamento né senso critico. Attenzione! Affidarsi al vento comporta il rischio di esserne travolti.
Questi comportamenti virtuali sono poi riprodotti, senza colpo ferire, nella vita reale di tutti i giorni. Ma ricordate che la parola è un suono, ed ogni suono è un’azione, possiede quindi una consistenza propria. Influenza la condizione, i modi e le scelte che facciamo. Esprime uno stato, spesso una volontà. Per cui si è responsabili di una parola quanto lo si è di un fatto.
Questa nuova specie di inconsistenza, questa sorta di malattia mortale, sta ammorbando anche il consorzio umano.
Troppo facile qui citare la prassi politica contingente, la demagogia imperante o la mercificazione economica di ogni ambito culturale, peraltro segni evidenti di una marcescenza etica piuttosto avanzata. Più raffinato invece esaminarne gli aspetti psicologici che culminano nella decadenza dei rapporti umani, in specie affettivi, ridotti a feticci in balia di immondi egoismi e futili vanità. Individualismo e relativismo radicali sono gli esiti scontati di questa caduta inarrestabile.
Sarò profetico.
Molti si trovano male in questo nuovo mondo. Pochi, della vecchia generazione, sanno cavalcarlo.
Stiamo marciando a grandi passi verso un nuovo esistenzialismo che produrrà frotte di seducenti esteti ed una legione di artisti in trance creativa. Un circo sopra la fine del mondo per la gioia impazzita di un popolo paria sradicato e snaturato che danzerà sopra le rovine, incapace di pensare ad altro se non al proprio sfacelo.
Rimarrà solo una personale, inutile, eppur superba rivolta.

 Ascolto consigliato. The xx, “I dare you”

 

There is a fundamental alienation in this new digital age. Like a surreal melody that fills empty deserts with cardboard, there is nothing tragic or radical here. Will the world end like this? It’s possible. A pantomime without big eschatological motives.
A legitimate and justified scenario would need Hannah Arendt, so it’s not even worthwhile to tackle it asking yourself why – there’s so much in the way of dire incoherence and superficiality. The radical question, for sure, is the veiled anonymity that permeates mass communications and that creates a void in direct personal responsibility. As if entrusting words and intentions to the “net” was a semi-serious game, a divertissement, for which basically no one is “responsible” for what he or she does or says, all without the slightest foundation or critical sense. Warning! Trusting to the wind means the risk of being overturned.
These virtual behaviours are then reproduced, without landing a blow, in real everyday life. But remember that a word is a sound, and every sound is an action, so it has its own concreteness. It influences our condition, our behaviour and the choices we make. It expresses a state, often a will. So you are as responsible for a word as you are of a deed.
This new species of inconsistency, this sort of mortal illness, is also affecting the human consortium.
Here it is just too easy to cite contingent political praxis, the prevailing demagogy or the economic commodification of every cultural sphere as well as the obvious signs of fairly advanced ethical rot. Rather, it is more refined to examine the psychological aspects that culminate in the decadence of human relationships, especially affective ones, reduced to fetishes at the mercy of an unclean egotism and futile whims. Radical individualism and relativism are the obvious results of this unstoppable fall.
I will be prophetic.
Many are hurt in this new world. Few of the older generation know how to ride it.
We are marching with great strides towards a new existentialism that will produce waves of seductive aesthetes and a legion of artists immersed in creative trance. A circus at the end of the world for the crazy joy of an uprooted and twisted population that will dance in the ruins, unable to think of anything but their own debacle.
It will remain only a personal, useless, yet arrogant rebellion.

Recommended listening. The xx, “I dare you”