Doppia Natura

Dual Nature
15/03/2016 - 11:15

La storia del genere umano è un racconto inebriante ma sovente ambiguo. Dalla notte dei tempi l’umanità non ha fatto altro che inseguire avanzamenti tecnologici e spirituali. Un genio evolutivo che l’ha sospinta verso conquiste poderose, nella grande scala dell’universo (fisico e filosofico) quanto nel microcosmo della biologia e della genetica terrestri.

Eppure la sua doppia natura, apollinea (solare, ordinatrice) e dionisiaca (tellurica, caotica) ad un tempo, fa sì che a questi suoi avanzamenti segua un immancabile ‘senso della caduta’. Una parabola che è presente in tutte le culture storiche e che racconta di una condizione originaria felice - di fasto, equilibrio e splendore - rotta da un nefasto evento simbolico: si pensi alla caduta dall’Eden giudaico-cristiano, al mito di Yima nello zoroastrismo, all’età dell’oro dei popoli indoeuropei. Una narrazione mito-poietica che traccia una condizione umana congenitamente imperfetta e che lega indissolubilmente l’uomo all’idea della sua caduta.

L’uomo moderno porta con sé - seppur edulcorata dal suo stordimento morale, dal suo vivere divertendosi - la medesima idea di decadenza. Un destino che colpisce ed urta la sensibilità di chi antepone al mero egoismo personale un certo spirito prometeico, una sorta di amore per l’umanità: si vedrà dunque chiaramente come lo scientismo materialista abbia portato l’uomo alla deriva in termini morali, allontanandolo dalla sua condizione felice.

Non solo la nostra avidità sta distruggendo il pianeta – un consumo compulsivo e depletivo ad oltranza, fino all’estinzione delle risorse primarie (che è l’effetto più venefico del capitalismo, seppur se vogliamo collaterale, esteriore ed emendabile), ma specialmente una disgustosa deriva materialista sta corrodendo lo spirito.

Questa sorta di razionalismo, ammantato di buonismo, che ammorba la nostra società e la classe politica, per secoli ha invocato una presunta ragione naturale per distruggere gli istituti sociali ed il diritto tradizionale pre-illuminista: per abbattere l’aristocrazia in nome dell’uguaglianza e la virtù in nome della libertà. Fino a qui tutto bene, ҫa va sans dire.

Ma che fine ha fatto quel diritto naturale alzato al cielo come un feticcio, in nome del progresso sociale? Gli stessi che lo invocarono con fervore oggi ne disconoscono il valore, in nome di un vago concetto di libertà individuale.

L’intento (demoniaco) è quello di distruggere l’idea tradizionale (e naturale, appunto) di famiglia, riducendola ad un simulacro di egoismi indistinti e molteplici viltà. A questo si deve opporre un pensiero forte. Poiché ci hanno insegnato che ‒ quando si prende ‒ si deve anche lasciare qualcosa, dell’altro, a chi verrà in seguito: un pianeta ed una casa in ordine.

 

Ascolto consigliato: “Night ride across the Caucasus”, Loreena McKennit

 

The history of mankind is an intoxicating but often ambiguous tale. Since the dawn of time mankind has done nothing but chase technological and spiritual advancement. An evolutionary genius that has pushed towards mighty conquests, in the larger scale of the universe (both physical and philosophical) as in the microcosmic world of terrestrial biology and  genetics.

Yet his dual nature, Apollonian (solar, ordered) and Dionysian (telluric, chaotic), means at the same time that after these advances follows an inevitable “sense of downfall”. There is a parable present in all historical cultures that tells of a happy original state – of pomp, splendour and equilibrium – broken by some nefarious symbolic event: think of the fall of the Judeo-Christian Eden, the myth of Yima in Zoroastrianism, the golden age of Indo-European peoples. A mytho-poetic narrative that traces a congenitally defective human condition which inextricably binds humanity to the idea of its fall from grace.

Modern man carries with him – albeit sweetened by his moral stupor, his living life having fun – the same idea of decadence. A fate that affects and impacts the sensitivity of those who contrast a certain Promethean spirit, a kind of love for humanity to mere personal selfishness; there one sees clearly how materialistic scientism has set humanity adrift in moral terms, far from its happy state.

Not only that our greed is destroying the planet – with compulsive consumption depleting primary resources to the bitter end (which is the most poisonous effect of capitalism, even though we could say it is a collateral, exterior, and exchangeable thing), but in particular that a disgusting materialist drifting is eroding the spirit.

This kind of rationalism, cloaked in so called doing good, that corrupts our society and that for centuries the political class has invoked as an alleged natural logic to destroy the social institutions and pre-Enlightenment traditional law: to bring down the aristocracy in the name of equality and virtue in the name of freedom. So far so good, ҫa va sans dire.

But what has happened to that natural law flagged in the sky like a fetish, in the name of social progress? The same people who fervently invoked it today refuse to acknowledge its value, in the name of a vague concept of individual liberty.

The intent (demonic) is to destroy the traditional (and in fact natural) idea of the family, reducing it to a simulacrum of indistinct selfishness and multiple cowardice. This must be met with a deep reflection. Because we were taught that – when you take something – you must also leave something for the other, for those who come later: a planet and a house in order.

 

Recommended listening: Night Ride Across the Caucasus, Loreena McKennitt